Apokolokyntosis: di cosa parla Seneca?
Apokolokyntosis, nella produzione senecana, è un’operetta satirica che occupa un posto a sé.
Si tratta di un prosimetro, ovvero di una combinazione di prosa e poesia.
Seneca, per scrivere l’opera, prende come esempio la satira menippea, ovvero di Menippo di Gadara, filosofo cinico e scrittore di satire greco antico.
L’opera ha un carattere sia serio, dunque dallo stile apparentemente illustre e formale, che faceto, cioè ironico e parodico.
Seneca scrive l’Apokolokyntosis dopo la morte di Claudio.
L’imperatore era infatti inviso a Seneca per averlo mandato in esilio in Corsica.
L’autore poté tornare a Roma solo grazie al richiamo di Agrippina, seconda moglie di Claudio. Anche Agrippina non era particolarmente affezionata al marito, anzi, quasi non lo vedeva bene. Il suo unico obiettivo, all’interno del matrimonio con egli, era quello di portare al trono suo figlio Nerone, nonostante il diretto erede al trono era in realtà Britannico, il figlio di Claudio. Si racconta che Agrippina, per raggiungere il suo obiettivo, cercò perfino di avvelenare il marito.
La satira mirava a screditare Claudio anche per esaltare Nerone e fargli raggiungere il trono e l’incarico di imperatore.
Il titolo, in italiano, ha diverse traduzioni:
- “Trasformazione in zucca”;
- “Infinocchiatura”;
- “Divinizzazione di una zucca”.
La trama si basa prima sulla morte di Claudio, poi sulla controversa e parodica immagine dell’ascesa al cielo dell’imperatore.
Gli dei fecero molta difficoltà a riconoscerlo: questa scena parodizza estremamente la figura di Claudio, vista talmente insignificante ed inutile da non poter essere ricordata.
Claudio fa una richiesta ad Eracle: egli desidera infatti di rimanere in cielo ed essere divinizzato.
Il consiglio degli dei si riunisce allora per decidere riguardo il riscontro della sua richiesta; rifiutata poco dopo.
L’imperatore venne allora mandato negli inferi a scontare i mali compiuti in vita attraverso un contrappasso.
Il contrappasso avviene per analogia: per essere stato inutile in vita, Claudio è costretto a ripetere un’attività altrettanto inutile nell’Ade: egli infatti è condannato in eterno a lanciare dei dadi in un bussolotto vuoto.
Claudio diviene uno schiavo: ma insoddisfatti, i suoi diversi padroni col tempo lo scartano e se lo passano.
Apokolokyntosis si chiude con Claudio che finisce per fare il portaborse a Caligola, ovvero suo nipote, che si narra fosse solito torturarlo e picchiarlo anche in vita.
Sommario
Apokolokyntosis: morte, ascesa e discesa di Claudio
Morte di Claudio
Seneca, in Apokolokyntosis, si propone inizialmente come uno storico: figura che poi, successivamente, critica per fornire informazioni sia veritiere che sbagliate, senza prendersene mai la colpa ed attribuendola sempre alle fonti. Parla di un grande cambiamento, come di un inizio dell’anno, anche se ci si trova al 13 di ottobre. Seneca, morto Claudio, è finalmente libero: con distacco, parla male dell’invivibile governo appena passato, nel quale, se non si fosse stato il re, si sarebbe rischiato di diventare matti.
Claudio viene preso in giro per le sue diverse debolezze fisiche: egli era infatti zoppo, balbuziente e di salute cagionevole, tanto che i matematici ogni anno prevedevano la sua morte (questo annuncio, in realtà, aveva anche lo scopo di incoraggiare il popolo).
“Egli aveva deciso di vedere in toga tutti i Greci, i Galli, gli Spagnoli, i Britanni”:
Claudio viene deriso per un’altra scelta governativa fatta in vita; egli, infatti, aveva fatto l’errore di aver concesso la cittadinanza a troppi stranieri.
Di fronte a tutte queste critiche nei confronti di Claudio, si contrappone la venuta di Nerone, ovvero l’inizio di un’età positiva: quest’evento lo si paragona, infatti, al ritorno dell’età dell’oro.
La morte di Claudio si conclude con la fuoriuscita della sua anima dal corpo: anche questa immagine è resa ridicola, poiché l’anima dell’imperatore, non riuscì ad uscire normalmente dalla bocca, ma dall’intestino.
Ascesa di Claudio al cielo
La seconda parte di Apokolokyntosis prende corpo da un verso omerico, che Seneca riporta in greco.
Ci si trova ora nel cielo, in mezzo agli dei: tuttavia, nell’epoca in cui viveva Seneca, i romani non credevano più nelle divinità antropomorfe; dunque, un topos del genere, assume un atteggiamento più parodico che altro.
Avendo Claudio richiesto ad Eracle di essere divinizzato, gli dei si riuniscono per decidere la sua sorte.
Si analizzano allora tutti i peccati commessi in vita:
- deridendolo innanzitutto le sue origini galliche: come i Galli precedentemente distrussero Roma, allo stesso modo egli fece, in quanto gallo, andando al governo;
- criticandolo nelle le abilità ed il suo amore verso i processi, specie presso il tempio di Ercole a Tivoli: egli non era capace di farne a meno, e ne teneva anche nei mesi di luglio ed agosto, nel corso dei quali, usualmente, non venivano fatti;
- accusandolo di incesto nei confronti della sorella;
- evidenziando la sua poca serietà ricordando il suo esagerato amore per le Saturnali. Quest’ultime usualmente festeggiate solo un mese, ma che egli, in quanto amante del piacere, proseguì a festeggiare tutto l’anno;
- paragonandolo a Caligola per il gran numero di persone, tra cui anche familiari, che aveva fatto giustiziare.
Discesa di Claudio nell’Ade
L’imperatore, dopo il processo, venne espulso dal cielo: la sua richiesta non viene quindi soddisfatta.
Cillenio, ovvero Mercurio, avendo la funzione di psicopompo, si prende la briga di portare Claudio nell’Ade.
Per passare dal cielo agli inferi, questi attraversano la Terra: Claudio, stolto com’era, solo alla vista del suo funerale comprende di essere morto.
L’imperatore, lasciandosi ingannare dal discorso iperbolico e formale, in suo commiato che viene tenutosi al suo funerale non capisce però che, in realtà, fossero tutti contenti della sua morte.
Negli inferi, Narcisso fu il primo a riconoscerlo: si sottolinea, infatti, il rapporto clientelare che vi era fra i due. Claudio viene descritto, infatti, dal liberto come un dio, immagine ben diversa da quella attribuitagli nel resto del testo.
Vi è poi un elenco di persone che Claudio ha ucciso in vita, e che ritrova negli inferi: l’imperatore sembra quasi contento di rivederle, mentre questi lo portano in tribunale a decidere la pena che egli avrebbe dovuto scontare.
In tribunale si decide che la pena di Claudio sarebbe stato un qualcosa di inutile, come quel che egli fece in vita; la sua pena, inoltre, diversamente da quelle di Sisifo, Tantalo ed Issione, non si conclude mai.
Compare poi Caligola: desiderando Claudio come schiavo, chiama testimoni che lo videro picchiare l’imperatore anche in vita, per dimostrare che egli fosse già stato suo schiavo.
Se lo passano come schiavo in molti; infine, finisce per fare il portaborse ad un liberto.
Francesca

