Gli autori della storiografia greca
Il termine “storiografia” iniziò ad essere utilizzato in Grecia a partire dal V secolo a.C., ma nacque e venne introdotto già precedentemente.
Il genere ha origini già nell’età arcaica, ed è molto più legato ai generi del mito e dell’epica di quanto possa sembrare. In età arcaica, infatti, non si era soliti fare molta differenza tra la storia e il mito: anzi, in un certo senso, il mito può essere definito come la storiografia più antica dei greci.
Esattamente come per il mito, agli inizi e per molto tempo la storiografia si trasmise oralmente.
I logografi furono la forma più antica di storiografi: il loro compito era inizialmente quello di studiare miti e tradizioni di una determinata polis o regione; poi, una volta fatto ciò, sulla base delle informazioni che avevano appreso, vi costruivano su dei miti che venivano poi trasmessi oralmente.
Tra i primi storiografici della storia della letteratura greca, ricordiamo in particolare:
– Erodoto
– Tucidide
– Polibio
Sommario
Erodoto, il padre della storiografia

Busto di Erodoto
Fu un logografo, vissuto circa tra il 484 ed il 430 a. C.
Originario dell’Asia Minore, viene spesso definito come “padre della storia”: in vita viaggiò molto, e scrisse molti miti e storie inerenti alle polis ed alle regioni che egli visitava, trasmettendo così a noi molte informazioni riguardo a diversi usi e costumi del tempo. Ad esempio, ci giunge molto riguardo il suo soggiorno in Egitto.
Rappresenta il tipico esempio di legame tra storia e mito, molto più di storiografi come Tucidide: all’interno delle sue opere, infatti, le due cose si mischiano, diventando quasi difficili da distinguere all’interno dei racconti.
Nei suoi scritti, infatti, la caratterizzazione dei personaggi si espande molto: tende a ricostruire attraverso la fantasia quello che non ci giunge dalle fonti tramite l’introduzione di oggetti magici, di fiabe, di novelle o di miti.
Concepisce quindi la storiografia come una sorta di racconto, all’interno del quale è difficile riconoscere il vero dal falso.
Tucidide
Originario dell’Attica, nacque circa intorno al 460 a. C. e morì nel 404 a.C. ad Atene.
Tucidide è sicuramente legato al mito: pur essendo uno storiografo che comunicò importanti fatti ed avvenimenti, vede nel mito l’origine della storia.

Busto di Tucidide
Tuttavia, nelle sue opere, preferisce non mischiare il mito al vero, come faceva invece Erodoto: inserisce infatti tutta la parte dei racconti dedicata al mito in una sezione a sè, chiamata archeologia.
Rifiuta la concezione di Erodoto della caratterizzazione dei personaggi. Il carattere di questi è basato su come questi si sono comportati realmente, partendo dagli eventi certi e basandosi unicamente su di essi.
Rappresentazione di Pericle
Per Tucidide, Pericle rappresenta un personaggio di grande stabilità ed equilibrio, dotato di una strategia costante e ben stabilita sin dall’inizio della guerra, portata avanti con molta cura.
Nelle sue opere, Pericle assume il ruolo di eroe tragico. Fa coincidere il personaggio con i suoi personali schieramenti politici. Tucidide era infatti un moderato, e rende tale all’interno delle sue composizioni anche Pericle, che risulta al lettore come:
- non aggressivo nei confronti della guerra. Egli era moderato anche perché aristocratico: quando invece arrivò un non aristocratico, Cleone, a gestire la guerra, questa divenne immediatamente più aggressiva.
- Capace di un uso sapiente della parola. I discorsi fatti pronunciare da Pericle subiscono infatti l’influsso della sofistica, e le sue parole sono come quelle di un grande persuasore.
Un’importante composizione di Tucidide è il discorso di Pericle fatto per commemorare le vittime del primo anno di guerra del Peloponneso: questo discorso probabilmente non si tenne mai, non è reale, o perlomeno non ne siamo certi; la costruzione dei discorsi fatta da Tucidide nelle sue opere è una composizione di tipo storico letterario.
Non si è certi che i discorsi da lui riportati siano effettivamente reali. Potrebbero essere stati scritti per propaganda politica; lo storiografo fa infatti filtrare ed esplicitare il suo ideale e giudizio politico: Tucidide era un pericleo chiaramente schierato.
Sulla base delle opinioni che egli aveva di Pericle, ne costruisce i discordi: questa sua pratica è detta fictio letteraria.
I discorsi vengono composti e si basano in coerenza con la caratterizzazione dei personaggi che viene fatta da Tucidide.
Ad esempio, nel caso di Pericle, nei suoi discorsi viene fatto trasparire il suo ethos, tipica caratteristica di un eroe tragico, che si componeva di indole mista ad educazione.
Polibio

Statua di Polibio, Vienna.
Fu uno storico antico greco nato intorno al 206 a. C. a Megalopoli e morto nel 118 a. C. in Grecia. La sua opera più famosa e celebre è conosciuta con il titolo di “Storie” e, all’interno di questa, molto importante è il resoconto che egli fa riguardo la seconda e terza guerra punica, combattuta tra Roma e Cartagine.
Egli, infatti, trattava tematiche ben diverse in confronto a quelle predilette da storiografi come Erodoto e Tucidide, che si impegnavano a raccontare fatti e avvenimenti come la guerra del Peloponneso, riguardanti la loro terra.
Polibio, invece, si interessava ai costumi ed alla cultura della civiltà romana, ovvero una civiltà in piena via di sviluppo.
Polibio cercava di fare da mediatore tra la Grecia, che ormai si trovava nel periodo del suo declino, e Roma, una potenza che al momento era estremamente forte: in tal modo, sperava che tramite i suoi racconti, la Grecia potesse trarre ispirazioni utili per tornare al suo splendore originale.