Catalano: che lingua è?
Il Catalano è una lingua che appartiene al ceppo delle lingue romanze. Le lingue romanze sono quelle lingue derivanti dal latino. Esse sono l’evoluzione diretta non già del latino classico. Bensì di quello volgare ossia “popolare”, costituito dalle varietà linguistiche sviluppatesi a seguito dell’espansione dell’Impero romano.
La lingua catalana è parlata da oltre 9 milioni di persone in Spagna (Catalogna, Isole Baleari, Comunità Valenzana e Frangia d’Aragona), Francia (Rossiglione), Andorra e Italia (Alghero). A questi vanno aggiunti circa 350.000 parlanti residenti nelle zone in cui il catalano non è considerato idioma autoctono (per la maggior parte concentrati in Europa e America Latina).
Ma vediamo meglio e nel dettagli che lingua è e scopriamo i dettagli della sua storia.
Sommario
Il Catalano: la sua storia
La storia di questa affascinante lingua è la storia del suo popolo. Infatti quando esso splendeva e prosperava, anche la lingua faceva altrettanto. Quando la lingua ha iniziato a essere svalutata e a essere vista più come un dialetto che una lingua a tutti gli effetti, anche i catalani passavano brutti periodi.
In età medievale il catalano antico (a volte impropriamente indicato come limosino, confondendolo con un dialettodell’occitano) era la lingua ufficiale della cancelleria d’Aragona e lingua di cultura della corte. Prima da sola, poi, con l’avvento della dinastia castigliana dei Trastamara, insieme allo spagnolo.
Con l’arrivo dei Borgia alla Sede Romana (Callisto III e il nipote Alessandro VI), anche lì il catalano diventò lingua di uso cortigiano.
Il catalano conobbe, in epoca medievale, un grande splendore letterario, testimoniato fin dal Duecento dal celebre trattato filosofico-religioso di Ramon Llull.
Con l’avvento della dinastia asburgica al trono di Spagna, nella prima metà del Cinquecento, iniziò per il catalano un periodo di decadenza che si protrasse per circa tre secoli. In tale periodo acquisì maggior prestigio il castigliano o semplicemente “spagnolo“. Con i decreti di Nueva Planta (1707-1716) Filippo V introdusse il castigliano come unica lingua dell’amministrazione, dell’insegnamento e dei tribunali nei paesi di lingua catalana, relegando così quest’ultima al solo uso vernacolare.
La storia moderna del Catalano
Nei primi anni del 1800 vi furono vari tentativi di recuperare e promuovere l’uso del catalano, di cui il più importante fu la Renaixença. Essa fu un movimento letterario che diede avvio alla rinascita della letteratura catalana. Nei primi del ‘900 Pompeu Fabra portò a termine l’unificazione della grafia (normalizzazione) in modo da rappresentare le diverse varianti con un’ortografia unica.
Questo diede un forte impulso alla produzione libraria, teatrale, di giornali e quindi al riconoscimento del catalano come lingua. Durante la dittatura franchista il suo uso tornò ad essere proibito al di fuori di ambiti strettamente privati e si propagandò la visione del catalano come dialetto (cioè variante) dello spagnolo.
Dal 1979, esso è riconosciuto come lingua all’interno della comunità autonoma della Catalogna e ne viene promosso l’uso ufficiale e l’insegnamento presso le scuole.
Il catalano è lingua ufficiale, insieme al castigliano, anche nella Comunità Valenciana, e nelle isole Baleari. Nell’Aragona orientale, pur non essendo equiparato allo spagnolo, ha ottenuto un limitato riconoscimento nelle sue zone di diffusione (conosciute come Frangia d’Aragona).
La Catalogna
Abbiamo già detto che la storia di questa lingua è legata strettamente alla storia del suo popolo. Quindi ora andiamo a scoprire nel dettaglio la regione della Catalogna, cuore pulsante di questa splendida lingua.
La Catalogna costituisce il nucleo originale e la parte di territorio più importante ed estesa in cui è parlata la lingua catalana. Le Isole Baleari, Andorra, la Comunità Valenzana e la Frangia d’Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d’Aragó) condividono la lingua catalana.
Nella storia unificata della Spagna, la Catalogna recupera e riperde varie volte vari gradi di autonomia, fino alla salita al potere di Francisco Franco. Nel 1939 il dittatore arriva persino a dichiarare illegale l’uso delle lingue regionali, tra cui il catalano.
Dopo la morte di Franco, la Catalogna votò favorevolmente per la nuova Costituzione e divenne una delle Comunità Autonome all’interno della Spagna.
La forte spinta identitaria dei catalani, tuttavia, non trovò una risposta né durante la transizione democratica, né nei decenni successivi, tanto che ancora oggi è causa di frizioni con il governo centrale.
L’indipendentismo della Catalogna e del Catalano
Dalla fine del XIX secolo si è organizzato un movimento politico di autodeterminazione catalano. Inizialmente rivendicando una semplice autonomia per la regione. Per poi passare ad una più radicale posizione indipendentista.
Un tentativo di proclamazione della Repubblica Catalana indipendente ebbe luogo negli anni venti. Ma fu prontamente stroncato dal regime di destra condotto dal dittatore spagnolo Miguel Primo de Rivera. Alla caduta della monarchia nel 1931, anche se vi fu un notevole indebolimento del potere centrale le manifestazioni furono pressoché nulle, si osservò infatti un riavvicinamento al governo nazionale.
Durante la guerra civile, la Catalogna sostenne fino allo sfinimento le forze repubblicane, per paura di un altro regime totalitario. La sconfitta fu pesantissima, con un danno economico e sociale: l’insegnamento del catalano fu infatti vietato dal dittatore Francisco Franco.
Uscita nel 1975 dalla dittatura, la Catalogna attuò una politica di forte collaborazione con il governo per poter cogliere ogni occasione di ripresa dopo il franchismo. Per oltre trent’anni non si parlò quasi più di indipendenza.
Nei primi anni 2000 risorsero alcuni partiti indipendentisti che crebbero sempre di più, arrivando a conquistare la maggioranza relativa nei seggi regionali nel 2015. Nel novembre del 2014 si è poi tenuta una “consultazione non referendaria” sull’indipendenza della Catalogna.
A tale consultazione, patrocinata dal governo comunitario catalano, non è stata riconosciuta alcuna validità dal governo centrale spagnolo, forte della Costituzione del 1978 che ribadisce l’unità ed indivisibilità della Spagna.
Le contestazioni del 2017
Il 1º ottobre 2017 si è tenuto un referendum per l’indipendenza. Preventivamente dichiarato illegale con sentenza unanime dalla Corte Costituzionale spagnola e come tale non è stato riconosciuto dal Governo centrale, che ha ordinato l’intervento delle forze di polizia per impedirne lo svolgimento.
Con un’affluenza di circa il 41%, il “sì” ha ottenuto oltre il 90% dei voti. Il successivo 10 ottobre, il governo della comunità autonoma ha dichiarato unilateralmente la costituzione di uno stato repubblicano indipendente di Catalogna, approvato il 27 ottobre dal Parlamento catalano.
In risposta il Senato spagnolo commissaria la Comunità Autonoma con l’applicazione dell’art.155 della Costituzione. In conseguenza, il Parlamento catalano viene sciolto e il presidente Carles Puigdemont destituito. Il che lo spinge a rifugiarsi in Belgio per evitare l’arresto.


