Le frasi più celebri di Catullo
Sommario
La vita di Catullo
Gaio Valerio Catullo fu un poeta latino vissuto tra l’84 e il 54 avanti Cristo. Originario della Gallia Cisalpina, non ci pervengono molte informazioni riguardo ciò che egli fece in vita. L’unico dato certo che giunge fino a noi fu il suo soggiorno in Asia Minore, di cui parla in diversi suoi componimenti.
Catullo apparteneva al circolo dei neoteoroi, i cosiddetti poetae novi, circolo di letterati che per i loro scritti traevano ispirazione da Callimaco e dall’estetica alessandrina. All’interno dei suoi scritti infatti, come Callimaco, non si occupava di descrivere grandi gesta epiche di eroi, bensì di raccontare al lettore scene e fatti del suo quotidiano, attraverso una forte ed attenta ricerca dello stile (labor limae) e con lo scopo di stupire il lettore e provocare in lui emozioni forti tramite la lettura (movere).
Incontro cruciale nella vita di Catullo è certamente quello con Clodia, sorella di Clodio e moglie di Quinto Metello Celere, di dieci anni più grande del poeta: la donna rivoluzionò totalmente la sua esistenza, e l’amore verso ella gli provocò un insieme di emozioni fortissime e contrastanti che lo tormentarono a lungo.
La donna era infatti falsa, ingannatrice ed approfittatrice nei confronti di Catullo, pur essendo perfettamente a conoscenza dei sentimenti che il poeta provasse per lei.
Clodia viene a noi presentata come Lesbia: Catullo attribuisce a lei questo nome in onore di Saffo, poetessa greca proveniente dall’isola di Lesbo.
Il Liber di Catullo
L’opera di Catullo che giunge fino a noi, il Liber, è una raccolta di alcuni dei suoi scritti, assemblati però da qualcun altro (forse dallo stesso Cornelio Nepote, a cui è dedicato l’elogio iniziale nell’opera).
Il Liber divisa in tre parti, strutturate nel seguente modo:
– Carmi dall’1 al 60, nugae
– Carmi dal 61 al 68, carmina docta
– Carmi dal 69 al 116, nugae.
Come possiamo vedere, la parte centrale è composta da carmina docta, ovvero componimenti con caratteristiche più elevate ed una lingua più ricercata, dove è presente il mito ed i carmi sono più ampi.
Tuttavia l’opera è composta principalmente da nugae, letteralmente “poesiole”, che trattano tematiche quotidiane di diverso tipo.
L’opera è dunque molto lunga e molto varia. Al suo interno sono presenti diverse frasi iconiche e famose: andremo ora ad analizzarne alcune.
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“Otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis”
“Lo stare senza far nulla, o Catullo, ti danneggia; stando senza far nulla ti esalti e ti ecciti troppo”
-Carme 51, liber
Catullo, come gli altri neoteoroi, praticava l’otium letterario: si ritirava spesso a vita privata per isolarsi dalla vita politica e dedicarsi agli studi ad all’esercizio della poesia.
Tante volte però quest’otium rischiava di sfociare nella nullafacenza, o in qualcos’altro di dannoso che isolasse il poeta dalla realtà. Catullo era infatti consapevolmente inviso a Cesare per non trattare tematiche riguardanti la sua politica: non si curava però di cambiare sotto questo aspetto, dal momento che non decise mai di spostare le tematiche della sua poesia facendole coincidere con quelle politiche.
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“Vivamus, mea Lesbia, atque amemus rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis.”
“Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo(ci), e le chiacchiere dei vecchi troppo severi valgano per noi la più vile moneta.”
-Carme 5, liber
Il sentimento di Catullo nei confronti di Lesbia non resta sempre uguale a se stesso. L’amore del poeta attraversa infatti diverse fasi nel corso del tempo, che mutano di pari passo con l’atteggiamento della donna.
Questa citazione in particolare appartiene alla prima fase di amore per Lesbia, “l’amore felice”: il poeta è preso e affascinato da effimere illusioni d’amore, dalle quali sembra essere completamente abbagliato.
Il mondo, intorno, è buio e crudele: l’amore è visto come unico rimedio per evadere dalla realtà, nonostante questo, tante volte, possa provocare critiche da parte dei più vecchi e rigidi. Catullo però non si cura dei giudizi di costoro: invita infatti Lesbia a vivere e ad amarsi lontano dagli attacchi degli invidiosi.
Successivamente, nello stesso carme, chiede a Lesbia innumerevoli baci, nel tentativo di prolungare l’amore oltre le coordinate spazio-temporali, cercando di cristallizzare la felicità di quel momento sottraendola al divenire.
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“Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris. Nescio sed fieri sentio et excrucior”

“The Sparrow of Lesbia”, Brun, Charles-Guillaume
“L’odio e l’adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi, io, nol so: ben so tutta pena che n’ho” – Giovanni Pascoli, 1913
“Odio e amo: fusse che chiedi come faccio? nunn ‘o saccio ma lo faccio e mme sient’ nu straccio” – Stefano Benni, 1991
-Carme 85, Liber
Questo breve carme, riportato integralmente, è senza dubbio il più noto e popolare tra tutti gli scritti di Catullo.
All’interno di soli due versi, il poeta descrive perfettamente le controversie e le sofferenze che un sentimento forte ed intrinseco come l’amore é in grado di provocare.
Catullo, a causa di Lesbia, si ritrova a provare due emozioni del tutto contrapposte l’una rispetto all’altra ovvero odi et amo, l’odio e l’amore.
La fase dell’amore felice qui è ormai solo un ricordo: col tempo, il poeta ha scoperto la reale natura crudele ed approfittatrice della donna. Tuttavia non è ancora capace di smettere di amarla.
Nella prima fase del suo sentimento, egli non distingueva l’amare ed il bene velle (voler bene) nei confronti di Lesbia: questi andavano di pari passo. Col tempo però intuisce che l’amore che lei fingeva di provare per Catullo era rivolto anche ad un’infinità di altri uomini: ciò che gli era stato detto e promesso era solo un accumulo di menzogne.
Ella vede l’amore come lusus, ovvero come una sorta di gioco: Catullo, venuto a conoscenza di ciò, non è più capace di volerle bene; tuttavia, l’amore resta per lui incontrollabile, e non è capace di trovare alcun modo per farlo cessare.
Nasce un sentimento di odio: lo sconforto interiore che il poeta porta in sé è enorme, ed egli non si ritiene neanche capace di spiegarlo a parole; quello di cui però Catullo è certo, è che questo contrapporsi di emozioni e sentimenti lo distrugga totalmente.
