Che cos’è la retorica latina?
Trattandosi di una materia scolastica, avrai già sicuramente sentito parlare della retorica latina. Tuttavia, può capitare di accumulare qualche lacuna quando si studia questa disciplina. Questo perché la materia presenta tutta una serie di regole che non è sempre facile tenere a mente. E qualche dettaglio a volte sfugge. In questo articolo, ci occuperemo innanzitutto della retorica, del suo significato e della sua importanza.
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Sommario
Origini e definizione della retorica
Per parlare della retorica latina, bisogna innanzitutto andare a scoprire le sue origini, che sono strettamente legate all’antica città di Atene. E’ proprio qui infatti che viene collocata la nascita della retorica, cioè ‘l’arte della parola’. Questo perché ad Atene vigeva la democrazia che, proprio attraverso i discorsi e quindi l’arte oratoria, consentiva ai cittadini di poter fare parte della vita politica. Non solo, possiamo affermare che ad Atene si ‘esigeva’ letteralmente che i cittadini fossero in grado di saper parlare ed esprimersi correttamente, proprio in virtù del ruolo fondante che rivestivano (tanto da poter prendere parola anche nei tribunali). La retorica quindi, inizia a diventare un elemento molto importante, tanto che vengono scritti dei veri e propri trattati su quella che viene considerata una vera e propria arte, cioè quella oratoria. Tra questi testi, ricordiamo, tra i più significativi, la famosa ‘Retorica’ di Aristotele, l’’Istitutio Oratoria’ di Quintiliano e il ‘De oratore’ di Cicerone.
La retorica quindi, abbraccia non solo il mondo greco, ma anche quello romano (di lingua latina): infatti la radice dell’espressione ‘arte oratoria’ è la medesima sia per il greco che per il latino. Infatti, sia per i Greci che per i Romani, la retorica sta a definire la capacità di parlare davanti a un pubblico e di saper costruire un discorso attraverso delle tecniche ben specifiche. Quali sono queste tecniche che definiscono la retorica? Si tratta di saper utilizzare tutta una serie di elementi propri di quest’arte: esattamente come per le regole che definiscono uno sport, anche l’arte oratoria deve affidarsi a dettami precisi. Andiamo quindi a vedere quali sono.
Le regole della retorica latina: ecco quali sono
Come accennato poco più su, la retorica latina presuppone una serie di tecniche ferree, da mettere in campo quando si parla in pubblico. Queste tecniche si basano su alcune regole che sono: innanzitutto, la capacità di invenzione, detta euresis inventio; la capacità di basare il proprio discorso su argomenti che siano veri o quantomeno verosimili, così da sostenere la propria posizione; la disposizione, ovvero la capacità di disporre in maniera convincente gli argomenti all’interno del proprio discorso (detta anche dispositio o taxis); lo stile, cioè l’abilità di saper adattare con eleganza le frasi all’interno delle proprie argomentazioni (la elocutio o lexis); la memoria, possedere cioè la capacità di disporre nella mente, correttamente e in maniera logica le parole e gli argomenti (memoria o mneme); infine la recitazione, che definisce la modalità di esternazione di concetti ed argomenti, attraverso un’elegante regolazione della voce, della mimica del volto e dei gesti (la actio o gestio, oppure la hypokrisis).
I padri della retorica e i generi dell’oratoria
A individuare per primo queste regole fondamentali della retorica latina è stato Aristotele nel IV secolo a.C. e ci si può subito rendere conto, leggendole, di come le prime tre regole siano riferite direttamente ed esclusivamente alla retorica pura, cioè alle modalità di costruzione della forma e del contenuto del discorso, e le ultime due regole invece riguardano le modalità di esposizione del discorso (quindi il puro aspetto oratorio). Tali regole della retorica, vengono poi assorbite anche dal mondo latino, tant’è che a perfezionare le modalità dell’oratoria ci pensa Cicerone nel suo già citato ‘De oratore’, dove definisce l’oratore come “un uomo che è in grado di parlare con ricchezza di argomenti davanti al pretore o di fronte ai giudici, davanti al popolo o di fronte al senato” (cit. I, 11, 48).
Cosa significano queste parole di Cicerone? Prendendo come fondamento le regole della Retorica di Aristotele, qui ci si addentra ancora più nello specifico, definendo tre veri e propri generi del discorso oratorio. Questi sono:
- giudiziario
- epidittico
- deliberativo
Il genere ‘deliberativo’, descrive i discorsi che vengono pronunciati in un contesto di assemblea politica e che si occupano di stabilire se la natura di una data decisione sarà dannosa o utile. Il genere deliberativo è interpretato come rivolto esclusivamente al futuro. Questo perché si occupa di scelte che l’assemblea dovrà affrontare in circostanze particolari.
La ripartizione dell’oratoria di Cicerone

Oltre al genere deliberativo quindi, troviamo il genere ‘giudiziario’. Questo si occupa dell’oratoria messa in campo durante le arringhe che vengono pronunciate sia dalla difesa che dall’accusa nell’aula di un tribunale, così da arrivare a stabilire se un’azione commessa sia ingiusta o giusta. In questo caso – e a differenza del genere ‘deliberativo’ che si rivolge al futuro – trattandosi di fatti che sono già avvenuti, ci si deve rivolgere al passato. L’ultimo genere descritto da Cicerone, è l’epidittico – anche chiamato ‘dimostrativo’ -. A differenza dei discorsi che vengono messi in campo nel genere deliberativo e giudiziario, in questo caso si tratta di un’oratoria che non presuppone un giudizio da parte degli ascoltatori. In questo caso, ci si rivolge al presente, in quanto l’oratoria prevede il biasimo o la lode di una persona o di un’azione, focalizzandosi quindi sugli aspetti più turpi o al contrario quelli positivi. Come avrai capito da questo articolo, la retorica latina è una vera e propria arte, con sue regole ben precise e radici antichissime che affondano addirittura nell’epica arcaica (come nell’opera più antica della letteratura greca, cioè l’Iliade).
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