Cosa si intende per Economia?

di Alternanza Scuola lavoro
Economia

Economia: cos’è, definizione

L’etimologia del termine “economia” viene dal greco οἶκος (oikos),“casa”, compresa l’accezione del termine che significa “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge”. La disciplina abbraccia sia il concetto di organizzazione dell’utilizzo di risorse limitate o finite con lo scopo di accontentare al meglio bisogni individuali o collettivi, sia un sistema di interazioni che garantisce un tipo di organizzazione di questo tipo, ovvero un sistema economico.

Lo studio dell’economia ruota quindi intorno a due concetti fondamentali:

  • i bisogni = necessità dell’uomo, in termini di bene o servizi, che lo spingono a fare un sacrificio pur di vederle appagate e che sono da lui percepite come aventi una qualche utilità. Non tutti i bisogni sono oggetto di studio dell’economia: devono essere infatti esistenti in maniera limitata e rappresentare un beneficio per la persona.
  • l’allocazione delle risorse =la ripartizione delle risorse scarse da parte di un operatore economico al fine di massimizzare il beneficio e minizzare il costo/sacrificio.

Spesso le persone al concetto di economia collegano il concetto di denaro. Nell’economia vedono non una scienza, ma “l’arte di fare soldi” o “la capacità di gestire il denaro”.

Come si è visto, questa concenzione è ben lontana dalla realtà. Per trovare una definizione meticolosa di “economia”, ci si può rivolgere all’Enclopredia Treccani che definisce l’economia come:

“Scienza, sviluppatasi a partire dal sec. XVI in diverse scuole e teorie, che può essere in generale definita come lo studio delle leggi che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo delle merci, con riguardo sia all’attività del singolo agente economico, sia al più generale assetto sociale di uno Stato, di una collettività nazionale: in quest’ultimo senso è più comunemente e tradizionalmente denominata economia politica”

In queste e altre definizioni analoghe, il “fare soldi”  resta la grande assente. La teoria economica, tuttavia, si è spesso occupata del rapporto tra uomo e denaro per verificare l’effettività del rapporto diretto tra aumento di denaro e aumento di benessere o felicità che spesso viene dato per certo.

Il paradosso di Easterlin

Detto anche «paradosso della felicità» è il risultato di una serie di studi iniziati da R. Easterlin negli anni ‘70. Easterlin verificò che, nel breve periodo, il rapporto tra beni posseduti e benessere percepito era effettivo positivo; nel lungo periodo, invece, il rapporto non resta tale. Come lui stesso scrive nel 2001:

“Il rapporto tra felicità e reddito è molto complesso. In un dato momento nel tempo, coloro che hanno più reddito sono, in media, più felici di quelli che ne hanno meno. Se però si considera il ciclo di vita nel suo insieme, la felicità media di un gruppo tende a rimanere costante – se non addirittura a scendere – nonostante una crescita notevole del reddito”.

Ipotesi di soluzione

Negli anni sono state proposte diverse soluzione, anche dallo stesso Easterlin:

  • La «trappola delle aspettative crescenti»: aumentando il reddito, aumentano anche le aspirazioni e alla fine il rapporto resta costante.
  • Il livello di crescita medio sposta sempre più in alto il discrimine fra bisogni e desideri.
  • I beni hanno un valore relativo, il cui beneficio diminuisce nel tempo

Scitovsky: la soddisfazione dei bisogni impoverisce la creatività, creando una maggioranza «triste e scomoda», ma incapace di cambiare stile di vita.

Critica all’economia razionale

Amartya Sen

Amartya Sen (Santiniketan 1933-) Nobel per l’economia nel 1988.

Amartya Sen è celebre per la sua critica alla «razionalità economica», teoria secondo la quale l’economista:

  • É chiamato a riconoscere la razionalità economica del soggetto, ossia la coerenza delle preferenze nei confronti delle alternative che ha di fronte.
  • Non è interessato al contenuto delle preferenze, ma deve esclusivamente agire per raggiungere la massimizzaazione di quelle preferenze, qualsiasi ne sia l’oggetto.

Secondo Sen, questa teoria «formale» prevede una società di «sciocchi razionali» e gli contrappone un’economia «sostanziale», che non può che ritornare alle fondamenta, cioè al suo rapporto con la felicità.

Il benessere non è dato semplicemente dalla quantità di reddito ma dal suo utilizzo.

L’ HDI (Human Development Index)

L’indice sullo sviluppo umano (ISU in italiano) è un indicatore macroeconomico che misura il benessere di una società attraverso la sintesi di tre indicatori:

  • P.I.L., prodotto interno lordo;
  • alfabetizzazione;
  • speranza di vita.

Adottato dall’O.N.U., questo indice ed altri simili sono il tentativo di «oggettivare» una vita felice, affiancando al P.I.L. fattori che incidono sul benessere sociale.

Infatti il P.I.L. nulla ci dice sulla distribuzione dei beni ed il benessere di uno Stato, ma è induce di produttività. Se un’economia solo formale genera «sciocchi razionali», sono altrettanto evidenti i rischi di una «oggettivazione» di un fenomeno così plurale e variegato come la felicità.

Il valore relazionale dei beni

I beni che cerchiamo di possedere non hanno solo un valore assoluto, ma sono da leggere nella relazione con gli altri.

«Il fatto che molti acquisti risultino per noi attraenti mentre altri rimangono semplicemente funzionali alla spesa per consumi presenta molti aspetti in comune con il problema della corsa agli armamenti. Una famiglia può scegliere quanta parte del proprio reddito destinare alla spesa, ma non può scegliere quanto le altre famiglie possono spendere del proprio reddito. Acquistare un veicolo più fragile della media significa aumentare il rischio di morte per incidente stradale.

Spendere meno in un abito per un colloquio di lavoro significa aumentare il rischio di non aggiudicarsi il lavoro migliore. Tuttavia, quando tutti gli individui spendono di più nell’acquisto di automobili più robuste o di abiti confezionati in modo più accurato, i risultati tendono a compensarsi reciprocamente, come nel caso in cui tutti i Paesi destinano risorse sempre maggiori nell’acquisto di armamenti. Spendere meno – in bombe o in consumo personale – libera denaro da destinare a usi più impellenti, a condizione che tutti si comportino allo stesso modo» (R. Frank)

«Il miglioramento economico di una classe non penetra nella coscienza di questa che allorquando il miglioramento sia per lo meno proporzionale a quello delle altre classi. […] Una volta raggiunto un certo grado di agiatezza o altezza di reddito, l’aumento del piacere per mezzo dell’economia è pressoché escluso. […] La storia è ricca di ricchi che hanno sublimato assumendo il carattere di mecenate, di benefattore sociale o di collezionista, per trarne forme nuove di soddisfazioni» (R. Michels)

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