Dichiarazione universale dei diritti umani
Sommario
Storia della dichiarazione
La Dichiarazione universale dei diritti umani è un documento approvato il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
É lo stesso preambolo della Dichiarazione ad indicarci le premesse al documento, fondamentali per comprenderne natura, intenzioni e principi su cui si fonda.
Recita infatti che: “considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione della gente comune”.
Nasce quindi in risposta alle atrocità avvenute durante la Seconda Guerra Mondiale, per sancire i diritti inalienabili di ogni essere umano, senza distinzione di sesso, razza, età, nazionalità o religione. Questi stessi diritti sono la base della libertà, della giustizia e della pace a cui ambisce l’umanità stessa.
Dopo il riferimento agli orrori della Guerra, già citato in precedenza, si esprime la necessità di tutelare tali diritti tramite delle norme giuridiche per impedire l’oppressione, la speranza in una cooperazione amichevole fra Nazioni e l’esigenza di rispettare queste norme e di diffonderle.
Il documento di per sé ha un carattere non vincolante, ma segnò un vero punto di svolta nella storia del diritto, poiché fu preso a modello per numerosi documenti successivi giuridicamente vincolanti.
Notevole influenza per la stesura di questi due articoli la ebbero:
- la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, documento redatto in Francia durante la Rivoluzione Francese;
- la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776;
- il Bill of Rights del 1689, stilato dal Parlamento inglese.
Altre esperienze significative furono quella dei “Quattordici punti” del Presidente Woodrow Wilson del 1918 e le “Quattro Libertà” di Franklin Delano Roosevelt, risalenti al 1941.
Articoli della dichiarazione universale
Il corpo della Dichiarazione è poi costituito da 30 articoli, che si fondano sui principi di:
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- Libertà
- Uguaglianza
- Fratellanza
- Dignità dell’uomo
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Lo spirito della Dichiarazione è espresso fin dai primi due articoli:
“Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”
“Articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.”
Gli articoli successivi (3-30) sanciscono nello specifico i diritti inalienabili dell’uomo, quale il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza, all’uguaglianza davanti alla legge, alla presunzione di innocenza, alla ricerca di asilo in altri paesi causa persecuzioni o guerra nel proprio paese, alla cittadinanza, alla proprietà privata, al lavoro e alla retribuzione per esso, all’istruzione ed altri.
In questi articoli si proibisce inoltre la tortura e la schiavitù.
Questa Dichiarazione gettò inoltre le basi per due documenti successivamente adottati dall’ONU e di fondamentale importanza:
- la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali
- la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
Dei 58 Paesi membri 48 votarono a favore, nessuno si dichiarò contrario. Tuttavia 8 Paesi si astennero dalla votazione e due non furono presenti al momento del voto.
I diritti umani oggi

Memoriale Eleanor Roosevelt, Riverside Park, New York
Ruolo chiave in quanto presidente e membro di maggior influenza in commissione lo ebbe Eleanor Roosevelt, moglie del presidente Roosevelt. Dedita da sempre alla causa dei diritti umani, divenne Delegato degli U.S.A. a seguito della morte del marito sotto la presidenza Truman. Ma lei, pur essendo la più nota, non fu l’unica donna che ebbe un ruolo importante per la nascita della Dichiarazione.
Altro ruolo importante lo ebbe l’attivista indiana Hansa Mehta: insistette affinché all’interno del documento si utilizzasse il termine esseri umani al posto di uomini. Temeva che il termine uomini, invece di comprendere anche le donne, avrebbe col tempo fornito il pretesto per limitarne i diritti.
Se da una parte la Dichiarazione del 1948 rappresenta un traguardo e un evento storico davvero significativo, dall’altra bisogna ammettere con un po’ di amarezza che ancora oggi c’è tanto lavoro da fare per la concreta tutela dei diritti umani in tutte le parti del mondo.
Il Rapporto Mondiale del 2009 della Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, infatti, ha registrato in numerosi paesi violazioni di questi diritti sotto forma di tortura, limitazione della libertà di parola, violenza sulle donne, razzismo, sfruttamento e molti altri.
La lotta per la difesa dei diritti umani perciò, non si è ancora esaurita.
