Doposcuola: il modo migliore per preparare i ragazzi al domani?

di Germana
Dare lezioni private

Doposcuola privato: la risposta giusta ai problemi della scuola italiana?

La scuola rappresenta per il nostro Paese una delle più importanti agenzie di formazione culturale e personale.

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Essa ha l’arduo compito di “curare” i figli di milioni di famiglie sin dalla più tenera età. Dall’asilo all’università, la frequentazione delle aule deputate all’insegnamento permea la nostra intera esistenza con l’obiettivo di farci acquisire informazioni, competenze, conoscenza ma non solo.

La scuola: è sufficiente da sola a formare i ragazzi?

La scuola è infatti il primo luogo di confronto reale con gli altri; costituisce il primo, vero incontro con l’autorità, con le regole, con il metodo. E’ l’ambiente dove si esprimono il nostro carattere, le nostre attitudini, le gioie e le paure. Ma è anche, o almeno dovrebbe essere, il posto che ci permetterà di diventare adulti consapevoli pronti per darsi in pasto al mondo.

Eppure… sono certa che a domanda diretta “la scuola è davvero utile?”, moltissimi di voi abbasserebbero lo sguardo e sommessamente risponderebbero con un pacato “NO”.
A questo punto, la domanda, quella vera, a cui diventa necessario rispondere fa più o meno così: “Perchè?”.

Perché la scuola non riesce a convincervi fino in fondo?
Come mai ci sono ragazzi che decidono di abbandonare le
aule scolastiche ancor prima di completare il proprio percorso formativo?
Perché si affrontano le lezioni, i
compiti in classe
, i rimproveri, come se fossero cose lontanissime da noi e soprattutto inutili per il nostro futuro?

Ovviamente potrei continuare a porre interrogativi come questi, ma credo sia molto più interessante indagare le risposte. Almeno questo è lo scopo di questa riflessione.

Quindi, la prima domanda-risposta che mi viene in mente è proprio questa.

Può il doposcuola privato rappresentare un valido sostegno (non alternativa!) a chi nutre cocente sfiducia nell’istruzione tradizionale?

Cerchiamo di capirlo insieme.

doposcuola

Come vivono i ragazzi la scuola?

Appena un paio di giorni fa arrivo in ufficio ed in sede trovo uno dei ragazzi che lo scorso anno ha seguito il percorso di alternanza scuola-lavoro presso la nostra azienda.

Gli chiedo: “Fabio, che ci fai qui? Perché non sei a scuola?”.
Mi risponde: “
Stamattina non avevo voglia di andare. Preferisco stare qui ad imparare qualcosa che mi servirà per il mio futuro”.
Provo ad insistere: “
C’è qualcosa che non va?”.
Mi risponde: “No è che mi sono sbattuto per 4 anni pensando fosse utile per me stesso ma ho capito che andare bene a scuola non mi servirà né per continuare il mio percorso formativo, né per trovare un lavoro. Quindi preferisco stare qui.
Ha poi rincarato la dose chiamando in causa anche i suoi
compagni di classe: “E poi, intorno a me vedo tutti che se ne fregano. Non partecipano ai progetti comuni, sono fannulloni e fanno casino”.

Questo piccolo scambio mi ha illuminato su molte cose.

Fabio, a detta dei suoi professori, è uno degli studenti più brillanti della sua classe. Possiede doti ampiamente confermate. A dimostrazione di ciò nel suo periodo in azienda si è dimostrato un ragazzo voglioso, attento e desideroso di aumentare le proprie conoscenze e capacità.

Fabio quest’anno avrà la maturità e proprio quest’anno ha deciso di mollare la presa, non del tutto. Ma quel poco che basta per mettere a rischio la sua votazione finale. Ha scelto i suoi “adulti significativi”, le sue guide, i suoi insegnanti e la nota stonata è che nessuna di queste figure si trova all’interno della sua scuola.

Tutte queste figure si trovano nel nostro ufficio. E’ nel nostro ufficio che Fabio ha studiato, imparato un metodo, intravisto una possibilità di lavoro e compreso le sue potenzialità reali. E’ nel nostro ufficio che Fabio ha anche imparato a studiare in modo efficace, grazie ad attività extra-didattiche che lo hanno stimolato e lo hanno avvicinato alla realtà.

Tutto ciò è grazie anche a chi, nei pomeriggi di poco lavoro, ha dedicato a lui del tempo per lezioni private distanti anni luce dai metodi scolastici.

doposcuola

La scuola sta diventando obsoleta?

Grazie all’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro, ho potuto toccare con mano i problemi della scuola italiana. Uno di questi è rappresentato proprio dai metodi scolastici obsoleti.

La scuola si basa tutt’ora sulle fondamenta erette “appena” un secolo fa. Fondamenta che meriterebbero di essere ristrutturate tenendo conto dell’evoluzione soprattutto tecnologica e dell’aggiornamento continuo dei modelli pedagogici.

Proprio la tecnologia è un fattore incredibilmente importante in questo “lavoro di ristrutturazione”. Perché sarà proprio lei a determinare, per dirne una, la perdita di milioni di posti di lavoro in favore di robot ed intelligenze artificiali (fonte: World Economic Forum di Davos 2018).

Ecco dunque che diventa di primaria importanza il passaggio da una scuola vecchia, stanca, tradizionale, ad una che non ponga al centro concetti ma che sviluppi le abilità creative degli studenti. Una scuola che insista sulla loro capacità di ricerca, di sintesi, di problem solving.

Una scuola e conseguentemente degli insegnanti, che siano in grado di capire ed accettare che il sapere scolastico non va di pari passo con la risoluzione di problemi reali, contingenti.
Ciò di cui in sostanza hanno davvero bisogno oggi i ragazzi.  

Cosa dovrebbe fare la scuola?

Da dove ripartire quindi? Ovviamente dagli stessi insegnanti che hanno l’obbligo di tornare ad essere degli educatori. Quegli adulti significativi di cui hanno bisogno i ragazzi per trovare dei punti di riferimento e non solo persone “istituzionali” che trasferiscono informazioni del passato.

Non so se avete mai sentito parlare della Scuola Steineriana.
Si tratta di una scuola che prende forma dalla pedagogia di Waldorf e prevede un approccio educativo basato sull’evoluzione della persona. Essa infatti, crescendo, imparerà in modo autonomo a scegliere il proprio posto nel mondo.

Una scuola che forma persone dunque, e lo fa attraverso le immagini, la manualità, lo sviluppo delle capacità psico-cognitive. Niente materie, niente formule, ma spazio all’arte, ai metodi espressivi, alla sperimentazione e soprattutto alla figura dell’educatore. Una figura che ha bisogno di spogliarsi del ruolo di “capo supremo” e che torni a sporcarsi le mani. E’ necessario che l’insegnante, di sua iniziativa, possa essere posto allo stesso livello del discente, “studi con” e non “insegni per”.

Ora, non sto dicendo che la scuola italiana debba necessariamente effettuare un cambiamento così radicale. Bensì dovrebbe prendere ciò che di buono c’è negli altri approcci educativi esistenti, insistendo proprio sulla base. Una scuola che insista e punti su chi fa la scuola: l’insegnante.

La scuola oggi dovrebbe comprendere che il sapere scolastico non basta più ma deve essere sapientemente intrecciato con la valorizzazione dei sentimenti solidaristici, con il lavoro, con la vita.

doposcuola

Il doposcuola può aiutare?

Nell’attesa di un progresso istituzionale, è il Doposcuola forse oggi l’unica via in grado di avvicinarsi a questo concetto di cambiamento. Al di fuori dei programmi scolastici, della “fretta” e dell’ansia di portare a termine un percorso, nel Doposcuola ritroviamo lo spazio per l’approfondimento, per lo scambio reciproco di idee e per la risoluzione di tutte quelle domande che durante l’orario scolastico non è possibile affrontare.

Durante le attività extra-scolastiche, gli insegnanti stessi sono più liberi di confrontarsi, non dovendo necessariamente correre per raggiungere gli standard ministeriali richiesti e possono così svolgere la loro reale funzione di educatori del pianeta.

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