Euripide e le tragedie greche
Euripide, nonostante la sua poca fama in vita, ha lasciato un segno molto profondo all’interno della drammaturgia europea.
La tradizione pone la sua nascita a Salamina nell’anno 485 a.C. durante la battaglia di Salamina, avvenuta durante la seconda guerra persiana, così da creare una linea di congiunzione tra i tre maggiori tragediografi greci: lui, Eschilio (combattente nella battaglia) e Sofocle (che diresse il coro che cantava il peana della vittoria).
Non godette di grande fama in vita, a tal punto che visse gli ultimi anni lontano da Atene, in Macedonia, dove morirà secondo alcuni sbranato dai cani, secondo altri ucciso da alcune donne in preda alla gelosia.
Non si interessò mai attivamente alla politica, ma preferì lasciare che il suo pensiero trasparisse dalle sue opere. Amico di Socrate e frequentatore degli ambienti Sofisti, Euripide riteneva che non bastasse conoscere il bene ma bisognasse metterlo in pratica.
Sommario
Le innovazioni di Euripide

Busto di Euripide, Museo archeolofico di Leiden
Euripide fu capace di stravolgere il mito e le sue trame grazie a diverse innnovazioni:
- rottura con la continuità aritotelica di azione, spazio e tempo nelle tragedie;
- utilizzo di personaggi “popolari”, spesso femminili, e particolare centralità della loro sfera emotiva e sentimentale: ciò gli valse, da parte di Aristofane, la definizione di “creatore di pezzenti”;
- utilizzo del canto non solo da parte del coro, ma anche da parte di alcuni personaggi;
- introduzione del prologo, ossia di un atto volto ad introdurre i fatti.
Un esempio ne è il mito di Medea, di cui si era già parlato più volte, ma che lui fu capace di stravolgere totalmente.
Erodoto, infatti, raccontava la sua versione del mito: Medea, ereditati i poteri magici dalla madre, avrebbe assassinato i propri figli dopo aver provato a renderli immortali nel tempio di Era.
Secondo la versione di Euripide, invece, la morte dei figli è dovuta ad una vendetta architettata da Medea ai danni del marito Giasone. Quest’ultimo infatti aveva deciso di lasciarla in favore di Glauce, figlia del re di Corinto, per pura convenienza. Nonostante sia distrutta e straziata dal dolore per la scelta del marito e per gli atti che ha deciso di commettere, Medea riesce a portare avanti il suo piano uccidendo i suoi figli e Glauce, così da lasciare Giasone senza sposa, senza trono e senza discendenza.
Euripide viene spesso definito come “poeta dell’Illuminismo greco” per:
– il suo razionalismo;
– la sua capacità di rielaborazione del mito.
Fasi nella drammaturgia
Le fasi della drammaturgia di Euripide vennero divise in età moderna, dagli studiosi Di Benedetto e Nicolai.
Conosciamo in totale 17 drammi euripidei, che si suddividono in 3 fasi: i drammi di Euripide, nel corso della storia, vennero molto più riprodotti rispetto a quelli di Eschilo o di Sofocle.
PRIMA FASE

Medea, A. Gentileschi (1620)
Dal 438 al 428 a.C.
Questa fase comprende i seguenti drammi:
– Alcesti
– Medea
– Ippolito Coronato
La prima fase della produzione euripidea è caratterizzata e resa unica dall’introduzione di grandi e rivoluzionari personaggi femminili.
SECONDA FASE
Non conosciamo le datazioni precise, ma sappiamo che comprende la produzione che va circa dal 422 al 412 a.C. ; dunque, gli anni della guerra del Peloponneso.
Questa fase comprende i seguenti drammi:
– Andromaca
– Ecuba
– Le Supplici
– Elettra
– Eracle
– Le Troiane
In questa fase, che coincide con la guerra del Peloponneso, è reso chiaro lo schieramento politico di Euripide: egli aderì alla democrazia periclea ed alla guerra contro Sparta. Nell’Andromaca, infatti, possiamo vedere come Menelao, re di Sparta, venga rappresentato come un soldato rozzo e sleale.
TERZA FASE

Il sacrificio di Ifigenia, C. Giacinto
Va dal 412 al 405 a.C.
Questa fase comprende i seguenti drammi:
– Ifigenia in Tauride
– Elena
– Ione
– Le fenicie
– Oreste
– Ifigenia in Aulide
– Le Baccanti
– Il Ciclope
Questa fase è caratterizzata dalla produzione di drammi ad intreccio.
Viene spesso definita come “Fase della violazione della tragedia”: secondo molti studiosi, infatti, le tragedie di questa fase non possono essere definite come tali poiché sono tutte a lieto fine, facendo eccezione per le Baccanti.
L’Elena, ad esempio, viene definita come “illica tragedia”, dal momento che appare allo spettatore più come una commedia che come una tragedia.
A Menelao era stato detto che fosse stato tradito con Paride. Giunse allora in Egitto alla ricerca della moglie, dove trovò, però, un’Elena a lui fedele. Nonostante le insidie di Teochimeno, i due riuscirono a fuggire insieme. Paride, invece, era fuggito insieme ad una sorta di fantasma, di clone di Elena: l’immagine di una guerra scoppiata a causa di un fantasma è estremamente parodizzante e comica.
Euripide infatti, in questa fase, è solito inserire elementi comici nei suoi drammi, e da ciò, sostiene anche che un finale tragico non sia sempre necessario.
In questa fase della sua produzione, è messo in evidenza anche il suo cambiamento di schieramento politico: egli infatti, era inizialmente un democratico ateniese; col tempo però, quando la guerra voluta dai democratici cominciò a mettere in crisi gli equilibri interni della polis e della convivenza tra i Greci, Euripide prese le distanze da questo schieramento.
Iniziò quindi una fase di distacco dalla politica, basata sull’esaltazione di una classe media, nella quale egli deposita la speranza di trovare menti e personalità capaci di ricondurre la città agli antichi equilibri e di far cessare una guerra imperialista.