Galileo Galilei: vita e scoperte

di Alternanza Scuola lavoro
Generale

Vi è mai capitato, nel mezzo di un’animata conversazione, che rischia di diventare eccessivamente astratta, di sentire qualcuno dire: “Smettiamola di discutere dei massimi sistemi!”?
Questo modo di dire, a cui molto spesso non prestiamo troppa attenzione, è in realtà una citazione piuttosto colta:  fa riferimento al “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”, opera di Galileo Galilei.

Senza dubbio il nome di questo personaggio non vi sarà nuovo. Del resto, Galilei, con le sue scoperte ha fatto la storia della scienza.

Ma non perdiamoci in ulteriori chiacchiere ed andiamo subito a vedere chi era Galileo Galilei.

Vita di Galileo Galilei

Galileo Galilei nacque il 15 febbraio del 1564 a Pisa, in una famiglia borghese.
Egli ricevette un’educazione umanistica e nel 1580 il padre Vincenzo lo iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Pisa. Proprio qui Galileo iniziò a studiare la filosofia aristotelica, nonché la matematica di Euclide ed Archimede. Quest’ultima lo appassionò a tal punto da spingerlo ad abbandonare la facoltà di medicina, per dedicarsi totalmente ai suoi studi scientifici.

Nel 1589 divenne docente di matematica a Pisa e successivamente, nel 1592, professore a Padova, dove insegnò geometria, meccanica ed astronomia.
Tuttavia, mentre si dedicava all’insegnamento di queste discipline, attraverso libri di testo antichi e medievali, una nuova convinzione si radicava sempre più in lui: la veridicità della teoria copernicana.

È proprio questa convinzione a spingere Galileo ad abbandonare le dottrine antiche tradizionali, per dedicarsi a delle osservazioni in prima persona.

Il telescopio e le scoperte tramite osservazion

Dopo essersi dotato di un cannocchiale olandese, Galilei gli apportò delle modifiche che gli consentissero di utilizzarlo per osservare non un semplice oggetto distante, bensì i pianeti.
Così, attraverso questo nuovo strumento, il telescopio, egli realizzò una serie di osservazioni astronomiche, che riportò in un’opera del 1609: il “Siderius Nuncius”.

In questo breve trattato di astronomia troviamo alcune tra le più famose scoperte di Galilei: l’aspetto della Luna, i satelliti medicei e le fasi di Venere.

Secondo la fisica dell’epoca, ovvero la fisica aristotelica, la Luna era una sfera perfetta, che non poteva in alcun modo mutare. Tuttavia, le osservazioni di Galileo svelavano una realtà ben diversa: la superficie della luna era imperfetta, irregolare e bucherellata. Inoltre, su di essa si andavano a formare delle zone di luce e delle zone d’ombra, dovute alla presenza di montagne e crateri.
Il risultato di queste osservazioni fu riprodotto in un’illustrazione della Luna, contenuta nel “Siderius Nuncius”.

La seconda straordinaria scoperta di Galilei è quella relativa all’esistenza di quattro pianeti in orbita attorno a Giove. Egli diede loro il nome di “pianeti medicei”, in onore della famiglia dei Medici, all’epoca suoi protettori.
Anche questa nuova scoperta infieriva un duro colpo alla cosmologia aristotelica, che ammetteva l’esistenza di pianeti satelliti solo nel caso della Terra.

Nel “Sidereus Nuncius” Galileo annota anche un’altra osservazione non meno importante delle altre, poichè importante prova a sostegno della teoria eliocentrica. Stiamo ovviamente parlando delle fasi di Venere.
Secondo il sistema tolemaico, il lato illuminato di Venere è sempre rivolto verso il sole. Ciò significa che l’illuminazione di questo pianeta, osservato dalla Terra, non può mutare.
Tuttavia, Galilei osservò che le fasi di illuminazione di Venere variavano eccome, fenomeno che poteva essere spiegato solo ammettendo che Venere girasse intorno al sole, percorrendo un’orbita inferiore a quella terrestre.

I detrattori

Sebbene molti scienziati dell’epoca, tra cui Giovanni Keplero, avessero accolto con entusiasmo le scoperte di Galileo, altri erano restii ad accettarle. Una delle principali obiezioni che venivano rivolte alle sue osservazioni  era che il suo telescopio fosse uno strumento troppo inaffidabile per dare delle risposte certe.

Ad essere del tutto sinceri, questi detrattori delle teorie galileane non erano completamente nel torto: il cannocchiale modificato di Galileo era ben lontano dall’essere uno strumento chiaro e preciso. Eppure, è proprio questo aspetto che mette in luce la genialità di Galileo: pur avendo degli strumenti rudimentali, egli riuscì a fare delle nuove scoperte attraverso l’interpretazione delle osservazioni condotte.

Il “Sidereus Nuncius” fu la prima opera a fargli ottenere una certa fama: egli ottenne dal Granduca di Toscana il titolo di “filosofo e matematico” e cominciò a girare per le corti italiane, divulgando le sue osservazioni e sostenendo la teoria copernicana.

Nel 1612, scrisse la “Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari”, mentre tra il 1613 ed il 1615 scrisse le cosiddette “Lettere copernicane”. Queste ultime sono una serie di epistole che raccontano la corrispondenza tra Galilei e due importanti personaggi: Cristina di Lorena, moglie del Granduca di Toscana, e Benedetto Castelli, il suo padre spirituale.

I contrasti tra Galileo e la chiesa

È proprio in una lettera a Benedetto Castelli che Galilei affermò che interpretare letteralmente la Bibbia, fermando il progresso scientifico quando le nuove teorie non si attengono a quanto scritto nelle Sacre Scritture, è un grave errore. La Bibbia infatti deve essere interpretata con attenzione, in accordo con le nuove scoperte scientifiche.

A questo punto, Galileo si è spinto troppo oltre e nel 1616 ricevette un’ammonizione dal Santo Uffizio, che gli intimò di smettere di divulgare la nuova teoria astronomica.

Questo però non fermò Galileo, che nel 1623 pubblicò un’altra opera piuttosto controversa: il “Saggiatore”.
In questo scritto, Galilei entrò in conflitto con il padre gesuita Orazio Grassi, il quale aveva interpretato il fenomeno dell’apparizione di tre comete, basandosi sui testi antichi. Galileo criticò questo comportamento in un tono chiaramente sarcastico, affermando che egli avrebbe dovuto basarsi piuttosto su delle osservazioni sperimentali.
Chiaramente, i gesuiti non accolsero positivamente l’opera di Galileo e le sue affermazioni. Così, lo scienziato attirò su di sé anche le antipatie di questo importante ordine religioso.

Il dialogo e la condanna

Tuttavia, l’opera che davvero segnò la fine di Galileo fu proprio il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”, del 1632.
Egli certamente decise di sfidare la sorte con la pubblicazione di quest’opera, credendo che l’ascesa al pontificato di papa Urbano VIII Barberini gli avrebbe permesso di non subire gravi ripercussioni. Questo perché il cardinale Barberini era amico ed estimatore di Galileo. Nonostante ciò, i suoi nuovi obblighi di Papa gli imponevano di intervenire.

Del resto, quest’ultimo scritto di Galileo era stato la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
L’opera in questione è un trialogo, avente tre protagonisti: Simplicio (difensore della teoria tolemaica), Salviati (difensore della teoria copernicana) e Sagredo. Quest’ultimo non era un uomo di scienza, ma è una persona intelligente e così gli venne chiesto di giudicare quale fosse il migliore sistema astronomico. Chiaramente, Sagredo dichiarò vincitore il sistema copernicano.

A seguito della pubblicazione del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano”, più precisamente nel 1633, Galileo fu processato e condannato dal Santo Uffizio per eresia, superbia e falsa dottrina. Dato che egli abiurò pubblicamente e dunque rinnegò la teoria copernicana, non venne condannato al rogo, bensì al carcere a vita. Egli trascorse dunque una vita agli arresti domiciliari e morì nella sua villa ad Arcetri nel 1642.

Così si concluse la vita dell’uomo che, con il suo genio, lasciò un’impronta indelebile nella storia della scienza.

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