Giuseppe Verdi: da compositore a senatore
Giuseppe Fortunino Francesco Verdi fu uno dei più importanti compositori di opere liriche, ma anche un noto personaggio della vita politica italiana. Nacque a le Roncole di Busseto, il 10 ottobre del 1813 da Carlo Verdi, un modesto commerciante e possessore di una piccola osteria e da Luigia Uttini, una umile filatrice. Ebbe una sorella, la quale, però, morì di meningite all’età di diciassette anni.
A soli quattro anni, Verdi, si dedicò allo studio del latino e dell’italiano, materie insegnategli da Pietro Baistrocchi, colui che successivamente gli impartì anche lezioni di organo e pianoforte. Le abilità musicali di Giuseppe Verdi emersero fin dalla sua tenera età: infatti a soli otto anni divenne organista.
Poco tempo dopo, Antonio Berezzi, essendosi reso conto del talento del giovane, il quale ebbe tra l’altro un forte appoggio dal padre, divenne suo protettore e lo aiutò a proseguire gli studi.
Nel 1832 Verdi si trasferì a Milano volendo iscriversi al conservatorio. A causa però della sua età ormai avanzata (19 anni), non fu ammesso, perciò proseguì gli studi privatamente. Una volta tornato a Busseto venne nominato maestro di musica del Comune e direttore della Banda. Nel 1836, sposò la figlia del suo protettore e mecenate Berezzi, Margherita. Da quest’ultima, ebbe, negli anni successivi, due figli: Virginia ed Icilio.
Sommario
Giuseppe Verdi: musicista per passione
Nel 1838 si trasferì nuovamente a Milano e qui dimostrò il suo incredibile talento come compositore. Ottenne infatti il contratto con la casa di edizioni “Ricordi“ e diede libero sfogo alla sua creatività musicale. Compose così, la sua prima opera: “Oberto Conte di San Bonifacio“, commissionata da Bartolomeo Merelli, impresario del teatro La Scala (Milano). Venne inscenata il 17 novembre 1839, riscuotendo un notevole successo, che riempì di soddisfazione e gioia l’animo del musicista, gioia che sfortunatamente non durò a lungo. La morte della moglie e dei due figli segnò profondamente quel periodo di vita di Verdi, facendolo sprofondare in un baratro di tristezza e sconforto.
Queste gravi perdite incisero moltissimo sulla stesura della sua seconda opera, “Un giorno di regno“, che ebbe la sua rappresentazione il 5 settembre del 1840. Purtroppo fu un totale disastro e ricevette numerose critiche, le quali andarono solo a scoraggiare l’animo già fragile del compositore.
Nonostante la delusione iniziale, quest’ultimo non si arrese, continuando così a combattere per ciò in cui credeva. Realizzò così “Il Nabucco“, portato sulla scena il 9 marzo 1842 al teatro La Scala di Milano. L’opera ebbe un successo strepitoso, non solo grazie alla capacità compositiva dell’autore, ma anche grazie all’incredibile interpretazione del soprano Giuseppina Strepponi.
Le produzioni musicali
A seguito del Nabucco realizzò altrettanti capolavori, quali: “I lombardi alla prima crociata“ (Teatro La Scala di Milano,1843), “Ernani” (Teatro La Fenice di Venezia, 1844) “I due Foscari ” (Teatro Aergentina di Roma, 1844), “ Giovanna d’arco“ (Teatro La Scala di Milano, 1845) “Alzira” (Teatro San Carlo di Napoli, 1845), “Attila” (Teatro La Fenice di Venezia,1846), “Machbet” (Teatro della Pergola, 1847), “I Masnadieri” (Teatro Her Majesty di Londra, 1847), Jérusalem (Teatro de l’Opéra di Parigi,1847), “Il corsaro” (Teatro Grande di Trieste,1848), “La battaglia di Legnano” ( Teatro Argentina di Roma, 1849), “Luisa Miller” (Teatro San Carlo di Napoli, 1849) e “Stiffello” (Teatro Grande di Trieste,1850).
Nel 1848 Giuseppe Verdi si trasferì a Parigi, dove convisse felicemente con la soprano Giuseppina Strepponi, con la quale aveva intrapreso una relazione e con la quale si sposerà nel 1859. Nel 1851 si stabilì con la compagna a Sant’Agata, vicino a Piacenza, in una tenuta. Qui si dedicò all’arte, alla politica, alla poesia, all’economia ed infine all’agricoltura. Tuttavia, la sua produzione musicale non cessò: compose opere che lo resero famoso in tutta Europa, come ad esempio, “Il Rigoletto” (Teatro La Fenice di Venezia,1851), “Il trovatore“ (Teatro Apollo di Roma,1853), “La Traviata“ (Teatro La Fenice,1853), “I Vespri Siciliani“ (Teatro de l’Operà di Parigi,1855), “Simon Boccanegra” (Teatro La Fenice,1857), “Un ballo in maschera” (Teatro Apollo di Roma,1859), “La forza del destino” (Teatro Imperiale di Pietroburgo,1862), “Don Carlos” (Teatro de l’Operà di Parigi,1867), “Aida” (realizzata nel 1871 al Teatro dell’Opera del Cairo, per l’inaugurazione del canale di Suez nel 1869).
Giuseppe Verdi: la fase politica
Come già citato in precedenza però, Giuseppe Verdi, oltre ad essere un compositore lirico, si dedicò anche alla vita politica: nel 1859 venne, infatti, eletto membro del nuovo consiglio provinciale, carica che gli valse grande rispetto e popolarità. Il 17 ottobre il compositore incontrò Camillo Benso, Conte di Cavour, grande personaggio politico dell’epoca, il quale promuoveva l’unificazione dell’Italia. Sotto grande insistenza di Cavour, il musicista si candidò alla Camera del primo Parlamento del Regno d’Italia, riuscendo ad essere eletto come deputato (1861-1865). Nel 1874 si guadagnò il titolo di senatore, carica che ricoprì, senza però svolgerne le attività.
Sempre in quest’anno scrisse una “Messa di Requiem” per la morte del celeberrimo Alessandro Manzoni. Pochi anni prima di morire scrisse le sue ultime opere: “Otello“ (1887) e “Falstaff” (1893), rappresentate entrambe a Milano, dove egli morì a causa di un malore il 27 gennaio 1901.
Denise


