Greco antico: trucchi per una traduzione perfetta
Greco antico: la lingua di Esopo, Alessandro Magno, Archimede, Aristotele, Euclide, Euripide, Ippocrate, Omero, Pericle, Platone, Sofocle e molti altri personaggi illustri del nostro patrimonio occidentale. Croce e delizia per gli studenti che scelgono un indirizzo classico.
In molti si domandano: perché studiare greco antico? Ci sono due ragioni principali. La prima sono la storia e la letteratura greca antica. Se ne siete appassionati potreste leggerla in lingua originale, visto che molti dettagli vengono persi nelle traduzioni.
In più, studiare il greco aiuta ad ampliare e migliorare la conoscenza della nostra lingua italiana, affinando le abilità nell’uso della grammatica e della sintassi.
Il greco antico sopravvive nel greco moderno, ma il motivo principale per studiarlo è quello di essere in grado di tradurre testi in greco antico in italiano, al fine di riuscire a leggere e studiare i testi antichi scritti originalmente sui papiri, sui monumenti di pietra (epigrafia), o sulle monete (numismatica).
Prima di iniziare, tenete a mente qual è l’obiettivo da raggiungere: tradurre un testo in italiano corrente. La traduzione dev’essere fluida e piacevole, deve sembrare come se fosse stata scritta per la prima volta in lingua italiana.
Per questo motivo è estremamente importante imparare a tradurre un testo o un libro originale in greco antico in modo efficiente ed efficace. Ecco i migliori trucchi da utilizzare per tradurre il greco antico.
Sommario
Cosa bisogna sapere per tradurre il greco antico?
Prima di poter passare alla traduzione, è necessario avere una buona preparazione circa le nozioni principali di greco antico.
Per poter procedere ad una corretta traduzione, quindi, occorre conoscere le funzioni di base di tutti i casi: il nominativo è un soggetto, l’accusativo è un oggetto o una destinazione, il genitivo indica il possesso o l’origine, il dativo è l’oggetto indiretto o indica un modo o una causa.
Inoltre, è fondamentale una buona conoscenza delle preposizioni, delle congiunzioni, in particolare delle preposizioni più comuni, del loro significato e dei casi che le possono seguire.
Occorre conoscere anche i pronomi e il loro significato. Proprio come le preposizioni e le congiunzioni, i pronomi si trovano in grande quantità, quindi sapere cosa significano vi permetterà di non perdere tempo a cercarli nel dizionario.
Anche i suffissi e i prefissi sono molto importanti: il greco antico costruisce molte parole da una radice e uno o più prefissi e suffissi; sapere cosa significano vi permetterà di capire almeno un significato di base di molte parole.
Per una traduzione migliore, si dovrebbe essere in grado di riconoscere facilmente le strutture con infinito e participio come il genitivo assoluto. Infine, imparare le radici delle parole sarà molto più facile rispetto ai singoli vocaboli, dato che da una radice derivano di solito diversi sostantivi, aggettivi, avverbi e verbi.
Naturalmente non è sempre facile identificare la matrice da una parola: per questo si dovrebbe avere una conoscenza di base dei fenomeni fonetici ricorrenti.
Leggere il testo in greco
Può suonare strano, ma la prima regola da seguire per tradurre il greco antico è quella di non utilizzare il dizionario. Se presente, è consigliabile leggere il titolo del testo per contestualizzarlo e cercare di ricordare tutto quello che si sa sull’argomento.
Se non c’è alcun titolo, controllate se all’interno del testo ci sono alcuni nomi di personaggi storici o mitici e luoghi che conoscete.
Questo passaggio vi permetterà di evitare di commettere errori enormi nel processo di traduzione. A questo punto occorre mettere in pratica l’elemento essenziale: procedere per step. Il primo passo è quello di individuare il verbo nella proposizione principale, prestando attenzione al tempo e al modo.
Una volta individuato, riconoscere il soggetto sarà un gioco da ragazzi. In seguito, cercate i vari complementi. Come per magia la proposizione principale comincerà a prendere forma nella nostra lingua e da lì basterà proseguire con le altre proposizioni subordinate.
Prima bozza
Dopo aver letto il testo un paio di volte ed identificato le frasi e i concetti principali, è il momento di cominciare a stendere una prima bozza di traduzione.
Come specificato poco fa, cercate di separare ogni frase e clausola, evidenziando le strutture sintattiche in modo da poter tradurre ogni parte come un’unica “entità”.
Traducete quindi ciò che conoscete e capite senza usare il dizionario e scrivete una prima bozza usando il significato più generico possibile per ogni parola, senza preoccuparvi se suoni in modo terribile in italiano.
Con ogni probabilità, difatti, la prima bozza sarà scritta in un italiano orrendo ed avrà un significato generale vago, tuttavia dovrebbe avere una corretta struttura grammaticale e sintattica.
Seconda bozza
Dopo la scrittura della prima bozza, è il momento di lavorare sul testo. Questa volta potrete aiutarvi utilizzando il dizionario.
Dovreste ora scrivere una seconda bozza: cercate le parole che non conoscete o su cui non siete sicuri, scegliete significati più specifici e appropriati per ogni termine tenendo d’occhio il contesto del testo.
Quando avrete terminato, mettete da parte il dizionario e leggete la vostra seconda bozza; cercate le incongruenze e correggetele.
Versione finale
La seconda bozza dovrebbe essere scritta in italiano, ma potrebbe risultare ancora un po’ troppo semplice o dal suono “arcaico”: forse le frasi sono molto lunghe o sono state usate espressioni e parole strane che non si trovano in nessun testo italiano recente.
È giunto quindi il momento di stendere la versione finale della traduzione. È sufficiente rileggere la seconda bozza e correggerla come se si stesse scrivendo un saggio in italiano corrente, scegliendo quindi un linguaggio moderno, fluente e appropriato.



