I giochi olimpici nell’antica Grecia
Sommario
1. Dove si sviluppano e quando?
I giochi olimpici si svolgevano ogni quattro anni (proprio come le Olimpiadi moderne) nell’antica Grecia, precisamente nella città di Olimpia.
La prima Olimpiade risale al 776 a.C. ed ebbe luogo nel santuario di Zeus, il quale, continuò ad ospitare queste gare, anche negli anni successivi, fino al 393 d.C.
2. L’origine e il mito dei giochi olimpici
L’origine è pressoché incerta, ma vi sono diversi miti che ne attestano e spiegano la nascita.
Uno di quelli più conosciuti forse, è quello di Pelope: Enomao, re dell’Elide, non voleva che la figlia si sposasse, poiché un oracolo gli aveva rivelato che il suo futuro genero, lo avrebbe ucciso. Per evitare, perciò, questa sorte, sfidava, in una corsa di carri, chiunque volesse la mano della giovane.
Enomao, grazie ai suoi cavalli divini ed imbattibili, donati da Ares, vinceva sempre. Quando però venne sfidato da Pelope, egli perse rovinosamente, rimettendoci la sua stessa vita: Pelope aveva, infatti, ricevuto da Poseidone dei cavalli speciali, con i quali avrebbe potuto battere Enomao. Inoltre, per maggiore sicurezza, corruppe l’auriga del re, Mirtilo, il quale sabotò il carro di Enomao, portando così Pelope alla vittoria.
Da qui, perciò, in onore dell’eroe, sembra siano nate le Olimpiadi.
Durante il loro svolgimento era sancita una specie di “tregua”: si sospendevano guerre, conflitti, si metteva da parte l’odio tra città, per lasciare spazio a momenti di svago, che ormai avevano iniziato a far parte della tradizione greca.
Le Olimpiadi però non erano associate solo a competizioni, giochi e divertimento, ma avevano assunto anche un’importanza religiosa, svolgendosi in onore di Zeus, re degli dei.
3. L’IMPOSTAZIONE ED I TIPI DI GIOCHI
Esse duravano ben sette giorni: il primo era dedicato alle cerimonie di apertura, con riti e sacrifici agli dei, l’ultimo invece, era riservato alle premiazioni degli atleti vincitori, ai quali veniva donata una corona di ulivo, ed all’allestimento di un ricco banchetto.
I cinque giorni centrali erano destinati allo svolgimento delle gare: se ne distinguevano tredici, di cui dieci erano per adulti, e tre riservate ai giovani dai 12 ai 18 anni.
- Corsa dei carri
- Corsa dei cavalli, guidati da fantini
- I cinque giochi sportivi del pentathlon (lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto, corsa dei duecento metri e lotta)
- Gare di corsa
- Lotta
- Pugilato
- Pancrazio: una sorta di lotta corpo a corpo molto violenta. Sostanzialmente non vi erano regole, erano permessi infatti calci, pugni, colpi bassi, torsioni delle membra. Non veniva proclamato il vincitore, fino a quando uno dei due sfidanti non era più in grado di combattere o alzava le mani in segno di resa.
4. CHI VI POTEVA PARTECIPARE AI GIOCHI OLIMPICI?
Alle competizioni potevano partecipare tutti i cittadini greci liberi e tutti coloro che sapessero parlare greco (per chi veniva dalle varie città stato della Grecia e dalle colonie). Erano però esclusi schiavi, bambini, assassini, barbari.
Sul ruolo della donna, invece, abbiamo notizie un po’ discordanti. Alcuni dicono che non fossero ammesse, altri, al contrario, affermano che potessero partecipare alle gare di corsa, in onore della dea Era. Le giovani nubili che si cimentavano in questo arduo gioco erano esclusivamente spartane, poiché solo nella città di Sparta le donne praticavano sport e potevano mostrare i loro corpi nudi.
5. ILIADE E ODISSEA
La descrizione di queste competizioni olimpiche viene riportata da Omero nell’Iliade, precisamente nel canto XXIII, nel quale Achille organizzò dei giochi funebri in onore dell’amico Patroclo, ucciso da Ettore durante la guerra di Troia.
Anche nell’Odissea si parla di gare sportive: esse avevano luogo nell’isola dei Feaci e si svolgevano durante un banchetto.
6. VITTORIA O MORTE: NON ESISTE UNA VIA DI MEZZO
La mentalità degli atleti era davvero rigida: i loro motti erano “vincere o perdere”, “trionfare sull’avversario o morire”. Prima delle competizioni, infatti, invocavano Zeus, affinché quest’ultimo donasse loro la gloria, premiandoli con la vittoria, od offrisse loro la morte, in modo tale da non provare quella sensazione di delusione, disgusto, disprezzo verso se stessi, percezioni che avrebbero logorato i loro animi poco a poco, fino a portare gli atleti ad una morte interiore.
È evidente perciò che essi fossero molto distanti dal modo di pensare del barone Pierre De Coubertin (ideatore delle Olimpiadi moderne, 1894), il quale è noto per un’affermazione che pronunciò in occasione dell’inaugurazione delle nuove Olimpiadi: “l’importante non è vincere, ma partecipare”.
7. IL DECLINO FINO ALLA SCOMPARSA TOTALE
Man mano che i Romani acquisivano sempre più potere in Grecia, l’importanza dei giochi olimpici andò via via a sfumare. “Il colpo di grazia” venne dato dall’arrivo del cristianesimo, diventata ormai religione ufficiale dell’impero romano. Esso determinò la totale estinzione delle Olimpiadi: la chiesa non poteva accettare che, durante il loro svolgimento, si celebrassero riti pagani, optò perciò per la loro definitiva eliminazione. Sotto consiglio del vescovo di Milano Ambrogio, l’imperatore Teodosio I, nel 393 d.C., li bandì. Successivamente Teodosio II nel 426 d.C., ordinò la distruzione di tutti i templi pagani e dei luoghi nei quali si erano svolte le Olimpiadi.
Denise
