Il sistema di scrittura giapponese: hiragana e katakana
Il giapponese è una lingua affascinante agli occhi di molti. Probabilmente, questo avviene anche perché rispecchia una cultura affascinante, che incontra gli interessi anche di molti ragazzi e ragazze appassionati ad anime e manga. Spesso gli anime, ovvero i cartoni animati giapponesi, vengono visti in lingua originale con i sottotitoli in italiano. Così, molte persone si incuriosiscono e scelgono di imparare la lingua giapponese, oltre che la sua cultura. Se anche tu vuoi iniziare a percorrere i primi passi di questa lingua così diversa dalla nostra, sei nel posto giusto! Se cerchi anche un tutor di giapponese, cerca quello più vicino a te o disponibile online dal nostro sito. Nel frattempo, impara con noi le basi della scrittura giapponese, a partire dallo studio dei suoi componenti. I kanji, di origine cinese, sono utilizzati per verbi, aggettivi e sostantivi propri e comuni. I kana sono invece i due sillabari della lingua giapponese, e si dividono in hiragana e katakana. Oggi partiremo proprio da questi ultimi. Se sei un appassionato di giapponese e conosci già queste cose, potresti valutare l’idea di diventare un tutor sul nostro sito! Così, potrai leggere questa guida sul sistema di scrittura giapponese in quattro step assieme ai tuoi studenti, per introdurli nel meraviglioso mondo nipponico.
Sommario
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La scrittura giapponese
Come già anticipato, la scrittura giapponese è formata da kanji, hiragana e katakana. Questi tre sistemi di scrittura risalgono al V secolo d.C., grazie all’introduzione dei caratteri cinesi. Infatti, proprio i kanji sono di origine cinese, e costituiscono la parte più complessa di questa lingua. Quindi, per un’introduzione, è bene partire dai due alfabeti sillabici kana. Questa tripartizione rende la lingua giapponese una delle più complesse, ma questo non ti fermerà se sei un appassionato! In aiuto degli studiosi occidentali c’è poi il romaji, ovvero la trascrizione in caratteri romani della scrittura giapponese. Quasi tutte le frasi in lingua nipponica sono formate dall’unione di kanji, hiragana e katakana. Per comprendere a pieno una frase, dunque, occorre avere una buona conoscenza di tutti e tre i sistemi. Inoltre, bisogna anche ricordare che i giapponesi possono scrivere sia dall’alto verso il basso, a colonna, sia da destra verso sinistra. Quest’ultimo modo è quello che viene utilizzato nei manga, nei fumetti giapponesi. Anche le edizioni italiane dei manga seguono questa convenzione, quindi, se sei un appassionato di fumetti, non sarà strano abituarti a leggere… al contrario!
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I kana
A comparire per primi nella lingua giapponese furono i kanji, dato che furono introdotti dai cinesi. Dal momento che erano tantissimi e spesso complicati, perché la loro pronuncia variava da regione a regione e anche in base al contesto, i giapponesi pensarono che servisse un’altra soluzione. I giapponesi inventarono quindi un sistema di scrittura che risolvesse la questione della resa grammaticale. Nacquero così i kana, i due sillabari, divisi in katakana e hiragana. Più semplici dei kanji, i due sillabari avevano simboli privi di significato, con funzione puramente fonetica. I due sillabari sono organizzati appunto per consonante, seguendo le vocali nell’ordine a, i, u, e, o (ad esempio na, ni, nu, ne, no).
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Il katakana
Il katakana è uno dei due alfabeti sillabici fonetici, usato di solito per trascrivere le parole non giapponesi, ma anche per i nomi scientifici di piante e animali. Si usa anche per trascrivere le onomatopee e dare enfasi a determinate parole. Il significato letterale di katakana è “kana frammentario”. Un esempio di parola scritta coi katakana è l’onomatopea girigiri (ギリギリ), che significa “arrivare giusto in tempo”. Un esempio di forestierismo, quindi di prestito linguistico, è invece la parola banana (バナナ). Anche i nomi propri italiani (ed europei in generale) vengono scritti in katana. Probabilmente, la prima cosa che fa ogni studente che si approccia al giapponese, è scrivere il proprio nome coi katakana! Ad oggi, i katakana sono 48, e ogni simbolo corrisponde ad una sillaba.
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L’hiragana
Se il katakana si usa per parole non giapponesi e nomi scientifici e onomatopeici, l’hiragana si usa per tutto il resto, come verbi, congiunzioni e suffissi. Il significato di hiragana è “kana semplice”, e per questo si usa per le parole native nipponiche e per tutti i suffissi grammaticali. Per questo motivo, esso è il primo alfabeto studiato nelle scuole giapponesi. L’hiragana è utile anche per leggere i kanji, cosa non affatto semplice, neanche per i nativi giapponesi. L’hiragana si usa anche come okurigana, cioè suffisso alla fine delle radici dei kanji, per coniugare verbi, aggettivi o altre parole complicate. Questo sistema di scrittura presenta tratti tondeggianti e delicati, proprio perché è una forma semplificata dei caratteri cinesi. Ad oggi, gli hiragana sono 48, proprio come i katakana, e anche qui ogni simbolo corrisponde ad una sillaba.
Speriamo che questa introduzione ti sia stata utile e ti abbia avvicinato al mondo nipponico! Chissà, magari tra un paio d’anni riuscirai a leggere i tuoi manga preferiti in lingua originale…

Il katakana è uno dei due alfabeti sillabici fonetici, usato di solito per trascrivere le parole non giapponesi, ma anche per i nomi scientifici di piante e animali. Si usa anche per trascrivere le onomatopee e dare enfasi a determinate parole. Il significato letterale di katakana è “kana frammentario”. Un esempio di parola scritta coi katakana è l’onomatopea girigiri (ギリギリ), che significa “arrivare giusto in tempo”. Un esempio di forestierismo, quindi di prestito linguistico, è invece la parola banana (バナナ). Anche i nomi propri italiani (ed europei in generale) vengono scritti in katana. Probabilmente, la prima cosa che fa ogni studente che si approccia al giapponese, è scrivere il proprio nome coi katakana! Ad oggi, i katakana sono 48, e ogni simbolo corrisponde ad una sillaba.
Se il katakana si usa per parole non giapponesi e nomi scientifici e onomatopeici, l’hiragana si usa per tutto il resto, come verbi, congiunzioni e suffissi. Il significato di hiragana è “kana semplice”, e per questo si usa per le parole native nipponiche e per tutti i suffissi grammaticali. Per questo motivo, esso è il primo alfabeto studiato nelle scuole giapponesi. L’hiragana è utile anche per leggere i kanji, cosa non affatto semplice, neanche per i nativi giapponesi. L’hiragana si usa anche come okurigana, cioè suffisso alla fine delle radici dei kanji, per coniugare verbi, aggettivi o altre parole complicate. Questo sistema di scrittura presenta tratti tondeggianti e delicati, proprio perché è una forma semplificata dei caratteri cinesi. Ad oggi, gli hiragana sono 48, proprio come i katakana, e anche qui ogni simbolo corrisponde ad una sillaba.