Le Metamorfosi di Ovidio: i passi più belli
A scuola state affrontando le‘Metamorfosi’ di Ovidio ma ti sembra troppo complicata da comprendere? Non preoccuparti: in questo articolo cercheremo di farti conoscere meglio questo grande poema epico, soprattutto attraverso quelli che sono i suoi passi più belli. Siamo convinti infatti, che solo attraverso la conoscenza ci si possa senza ombra di dubbio appassionare ad una materia importante e affascinante – e per certi versi complessa – come la letteratura latina.
Sommario
Introduzione all’opera
La conoscenza: ecco la chiave per non restare indietro con il programma scolastico! “Bella forza!”, direte voi… ma è proprio così: conoscere gli elementi che compongono un’opera importante, come quella di Ovidio, rappresenta un grande gancio per comprendere meglio la spiegazione in classe del professore di Latino. In qualche maniera, significa partire avvantaggiati! Quindi, perché non approfittare di questa occasione per ‘entrare dentro’ un poema epico che sicuramente dovrete affrontare nel corso dell’anno scolastico? Di seguito, ti raccontiamo di cosa parlano le ‘Metamorfosi’, cercando di stimolarti nell’apprendimento attraverso quelli che sono i passaggi più belli e significativi dell’opera.
Incominciamo dalla base: di cosa parla ‘Metamorfosi’ di Ovidio? Come già accennato all’inizio di questo articolo, si tratta di un poema epico composto da Ovidio in forma di esametri dittilici. La data della sua realizzazione è stata individuata tra il 2 e l’8 d.C. ed è un’opera suddivisa in quindici libri. Come suggerito dallo stesso titolo, il poema si focalizza sul tema della ‘trasformazione’ attraverso circa 250 leggende e miti greci. La metamorfosi descritta da Ovidio è totalmente riferita a personaggi che si trasformano in animali o in elementi naturali, e l’autore ha dato all’opera un ordine di andamento narrativo rigorosamente cronologico: il poema infatti inizia dalla descrizione di miti legati all’origine dell’universo (il caos primigenio), e arriva all’apoteosi di Cesare e alla glorificazione di Ottaviano Augusto. Perché le ‘Metamorfosi’ di Ovidio è considerata un’opera così importante, tanto da inserirla stabilmente nei programmi scolastici? Innanzitutto, è stata scritta con uno stile profondamente colto nei contenuti e raffinato nella forma e già questo la definisce come pietra miliare della letteratura latina. Ma un’altra caratteristica che eleva questo poema è certamente il fatto che si occupi in modo approfondito e puntuale della mitologia, alla quale letteratura Ovidio attinge a piene mani. Questo fa sì che l’opera sia una fondamentale fonte di approfondimento della cultura mitologica.
Il mito di Prometeo raccontato da Ovidio
All’interno del libro I del suo poema ‘Metamorfosi’, Ovidio racconta il mito di Prometeo, un Titano figlio di Giapeto. Prometeo è considerato estremamente intelligente e furbo e per tali ragioni viene chiamato a Mecone per risolvere una disputa che si è accesa tra uomini e dèi. L’oggetto della disputa è la spartizione di un bue. Lo scaltro Prometeo decide di mettere in atto un ingegnoso tranello: suddivide il bue in due porzioni, ma una contiene la parte commestibile dell’animale (nascosta dallo stomaco e dalla pelle), l’altra invece è non commestibile (sotto uno strato di invitante grasso di bue sono in realtà nascoste solo le ossa). Zeus, il re degli dèi, si accorge del tranello ma, fingendo di non esserne consapevole, ugualmente decide di scegliere la parte non commestibile del bue. Quando Zeus realizza di essere stato preso in giro (nonostante abbia consapevolmente scelto di prendere la parte peggiore dell’animale conteso), scaglia la sua furia vendicativa sugli uomini, rifiutandosi di concedergli il fuoco di cui questi avevano potuto godere fino ad allora. Il coraggioso Prometeo quindi, decide di rubare il fuoco a Zeus e per questa sua imprudenza però viene fatto confinare sul monte Caucaso e lasciato in catene per subire un continuo supplizio: un’aquila si nutrirà ogni giorno del fegato di Prometeo che purtroppo gli ricresce ogni notte. Il terribile destino di Prometeo pare segnato, ma per sua fortuna dopo trentamila anni interviene Eracle che, uccisa l’aquila con una freccia, finalmente lo libera dal supplizio.
A Prometeo viene attribuito anche un altro mito, che lo vede come creatore – attraverso una statuetta di argilla cui viene data vita da Atena – del primo uomo e della prima donna. In questo mito di Prometeo, contenuto nelle ‘Metamorfosi’ di Ovidio, ci si imbatte immediatamente in una serie di archetipi profondi e fondamentali. Come ad esempio il concetto di destino ma anche di rinascita, l’importanza delle proprie scelte e la responsabilità nei confronti di esse. Nel mito di Prometeo si può contemplare la poetica di Ovidio, che si propone come grande osservatore della natura umana, della sua mutevolezza, della trasformazione, della fusione tra umano e divino. Temi che ancora oggi restano centrali per l’uomo moderno.
‘Marte, Venere e Vulcano’ e altri miti tratti dalle ‘Metamorfosi’
Un altro passo molto bello, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, vede protagonisti Marte, Venere e Vulcano e parte dal racconto di un adulterio. Venere infatti, moglie di Vulcano, lo tradisce con Marte nella propria camera nuziale. A scoprire l’adulterio è il Sole, che immediatamente lo riferisce a Vulcano. Quest’ultimo naturalmente si arrabbia molto e decide di vendicarsi in un modo alquanto originale: costruisce intorno al letto nuziale una rete invisibile, così che i due amanti, colti sul fatto, restino intrappolati. Ma la vendetta di Vulcano non finisce qui: egli infatti decide di deridere Venere e Marte chiamando a raccolta tutti gli dèi intorno al letto nuziale dove sono intrappolati gli adulteri, così da coinvolgere dei testimoni del ‘fattaccio’. Infine sarà Nettuno a liberare i due amanti dalla rete invisibile costruita da Vulcano.
Anche in questo mito descritto da Ovidio, troviamo delle importanti metafore. Innanzitutto, vi è il Sole che rivela l’adulterio a Vulcano: questo è un chiaro simbolo di verità, dell’importanza della sincerità. Il Sole è la luce che squarcia le tenebre della menzogna. I due amanti, vengono intrappolati infatti in una rete invisibile: la gabbia della menzogna che loro stessi hanno generato. Un altro mito contenuto nelle Metamorfosi, descrive molto bene il concetto di ‘trasformazione’: il mito di Apollo e Clizia. Già il titolo dell’episodio è eloquente, ‘Clizia trasformata in girasole’. Il mito racconta della ninfa Clizia, innamorata di Apollo ma da questi ignorata perché a sua volta innamorato della figlia di Orcamo (il re degli Achemenidi), Leucòtoe. Clizia, gelosa dell’innamorata di Apollo, rivela a suo padre della storia d’amore tra sua figlia e Apollo. A quel punto Orcamo decide di punire Leucòtoe facendola seppellire viva. Apollo, distrutto dalla perdita della sua amata, da quel momento in poi rifiuta anche la ninfa Clizia, ignorandola. Questa si lascia deperire, rifiutando di mangiare e bevendo solo le proprie lacrime.
Le giornate di Clizia quindi si riducono ad una struggente contemplazione di Apollo che guida il carro del Sole e, a piano a piano, consumata dall’amore non ricambiato, la ninfa si trasmuta in un fiore. Quel fiore è il girasole (che, per l’appunto, segue lo spostamento del sole durante il giorno. Ovidio descrive mirabilmente il peso delle proprie responsabilità e gli effetti delle proprie azioni. Clizia è stata egoista nel suo amore e cieca davanti l’evidenza del fatto di non essere ricambiata e attraverso le sue scellerate decisioni la povera Leucòtoe è stata costretta a non vedere più la luce. Clizia invece, è stata condannata a guardare per sempre la luce del sole che però non potrà mai possedere.
