La psicologia cognitiva
Psicologia cognitiva: cos’è
La psicologia cognitiva è quella branca della psicologia che si occupa di studiare i processi cognitivi e di capire come questi processi influiscano sugli elementi osservabili di un individuo, ossia sul suo comportamento.
Poiché il concetto di processo cognitivo è fondamentale per la comprensione della psicologia cognitiva, è importante capire cosa si intende con questo termine.
É definibile processo cognitivo ogni fenomeno che avviene all’interno della nostra mente, in seguito a uno stimolo esterno e prima dell’elaborazione di una risposta. Sì occupa quindi del processo che avviene nella nostra mente tra la recezione di input e l’elaborazione di un output. Esempi di processi cognitivi sono: il pensiero, la percezione, la memoria, il ragionamento, il linguaggio, l’immaginazione ed altri.
Per semplificare, si può dire che la psicologia cognitiva si occupa di studiare la mente come stadio di passaggio fra l’attività cerebrale e il comportamento.

Schema esemplificativo della concezione della mente come elaboratore di informazioni (input) e produttore di risposte (output)
Da questa branca della psicologia deriva naturalmente anche un tipo di terapia detta cognitiva, che fa leva sull’idea che i pensieri elaborati dalla nostra mente siano determinanti per la comprensione del comportamento del paziente e per la risoluzione di eventuali problemi che il paziente potrebbe lamentare. Il pensiero e tutti i processi mentali non visibili sono, secondo la psicologia cognitiva, alla base di tutto.
I principi su cui poggia la psicologia cognitiva sono quindi:
- la validità e l’importanza dei processi cognitivi;
- la concezione della mente come elaboratore di informazioni.
Sommario
Nascita della psicologia cognitiva
Il primo ad utilizzare il termine “psicologia cognitiva” fu lo psicologo tedesco/statunitense Ulric Neisser, con il suo volume “Cognitive psychology” del 1967. Neisser non fu fondatore di questa corrente, ma fu il primo a dare una sistematizzazione unitaria ad una serie di ricerche frutto di studi che già da decenni si stavano svolgendo.

Un punto importante su cui differivano è il ruolo della psicologia:
- per il comportamentismo, la psicologia deve occuparsi solo del visibile, ossia stimoli, comportamenti e risposte; il resto non osservabile non deve essere oggetto di una scienza positiva.
- per il cognitivismo, la psicologia invece si occupa proprio di ciò che non possiamo vedere e che avviene tra lo stimolo ambientale e il comportamento di risposta osservabile.
Quella che avvenne in questi anni venne definita negli anni ’70 “rivoluzione cognitiva”, perché cambiò completamente il modo di approcciarsi alla psicologia.
Caratteristica della psicologia cognitiva è inoltre la sua interdisciplinarità, poiché risulta essere frutto dei contributi della cibernetica, della teoria dell’informazione, delle neuro-scienze e dei progressi dell’informatica, i quali permisero di realizzare macchine che processassero le informazioni in un modo analogo a quello della mente umana.
Le prime critiche
Nella seconda metà del Settecento si svilupparono le prime critiche alla psicologia cognitiva, che vennero raccolte da Neisser in un trattato del 1976.
Il principale problema che venne messo in evidenza fu la natura poco applicativa del cognitivismo. Se da una parte aveva sicuramente ampliato la conoscenza in ambito psicologico, dall’altra non aveva dato risultati concreti.
Con il tempo, quella che sembrava sarebbe stata una vera e propria rivoluzione nell’ambito della psicologia, venne sempre più criticata e sminuita, tanto che all’inizio degli anni Ottanta del Novecento qualcuno arrivò a definirla una sorta di continuazione del comportamentismo, che invece il cognitivismo si proponeva inizialmente di sostituire.
Gli studi oggi
Oggi, la psicologia cognitiva è naturalmente una branca della psicologia ancora ampiamente coltivata.
Ha mantenuto la sua caratteristica originaria di interdisciplinarità, basandosi non solo sulla psicologia, ma anche sulle neuro-scienze, sulla biologia, l’informatica, la comunicazione, le scienze sociali e di comunicazione.
Inoltre il cognitivismo è particolarmente praticato in relazione al contesto sociale in cui l’individuo è inserito (teoria sociale cognitiva).
I nomi della psicologia cognitiva
- Ulrich Neisser: oltre ad organizzare le teorie relative alla psicologia cognitiva elaborate fino al 1967, elaborò la concezione della mente come elaboratore di informazioni. Successivamente si occupò della critica del cognitivismo, passando ad un approccio “ecologico”.
- James Gibson: fu psicologo e insegnante universitario e si dedicò soprattutto allo studio della percezione nell’ambito della psicologia cognitiva. Formulò la teoria secondo cui gli oggetti in movimento risultino più stimolanti di quelli statici per chi li percepisce visivamente. A lui si deve il concetto di “ottica ecologica”.
- Frederic Charles Barlett: a lui si deve la teoria degli schemi della mente, secondo cui il pensiero e il ricordo sono processi ricostruibili.
- Jeffrey Sternberg: noto per la sua teoria triangolare dell’amore, che sostiene che l’amore si basa su tre concetti: intimità, passione e compromesso.
- Jerome Bruner: si mosse principalmente nell’ambito dell’apprendimento e dell’insegnamento. Fu il primo a formulare una teoria al giorno d’oggi estremamente comune: chi si trova a dover studiare o imparare qualcosa è più propenso ad apprendere tale nozione se mostra dell’interesse personale rispetto a chi si disinteressa dell’argomento.
- Howard Gardner: formulò la teoria delle intelligenze multiple.