Saffo: vita e poesia

di Alternanza Scuola lavoro
Generale

1. CHI È SAFFO: LA VITA

 

Saffo (“Σαπφώ”) fu una famosa poetessa greca. Nacque verso la metà del VII secolo a.C. ad Ereso, piccola città nell’isola di Lesbo, da una famiglia aristocratica.

Ebbe tre fratelli: Carasso, Larico ed Erigio. Di quest’ultimo però, non abbiamo informazioni tali, da poter inquadrare la sua figura.

Carasso era un abile commerciante e in quanto tale, viaggiava molto per promuovere i suoi prodotti. Quando andò in Egitto, a Naucrati, si innamorò dell’etera (donna di compagnia, prostituta) Rodopi, a causa della quale nuocette a sé stesso ed alla sua famiglia. Infatti, una volta tornato in patria, Saffo gli dedicò un’ode, nella quale ella sperava che il fratello sarebbe tornato sano e salvo ed apostrofa aspramente Rodopi, lanciandole una pesante maledizione.

 

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“PREGHIERA PER CARASSO”:

 

«O Cipride e voi Nereidi, incolume

datemi che mi torni il fratello

e che quanto in cuor vuole che avvenga,

tutto si avveri,

 

e che cancelli tutto quanto sbagliò in precedenza,

e così ci sia gioia in cuore per lui

e dolore per i nemici: e per noi

nessuno sia danno.

 

E sua sorella voglia render partecipe

dell’onore, e dai dolorosi tormenti

liberi quelli a cui prima, soffrendo,

bloccava il cuore

 

. . . . . ].ed udendo in cuore

. . . . . ].le parole dei cittadini

. . . . . ].[. . .] e nemmeno

. . . . . ][. . .]

 

. . . . . ].[. .].

. . . . . ]: ma tu, veneranda Cipride,

. . . . . . . . ] i mali posti [. . . . .

. . . . . ].»

 

Larico, invece, fu coppiere nel pritaneo di Mitilene, dove tra l’altro la poetessa e la sua famiglia vissero.

 

Saffo si sposò con Cèrcila, ricco aristocratico originario dell’isola di Andros. Dal loro matrimonio nacque una figlia, Cleide. A quest’ultima, la giovane mamma dedicò numerose poesie. In una, ad esempio, esprime la bellezza della bambina e quanto ella sia importante per Saffo.

 

“L’amata Cleide”

 

«C’è per me una bella figlia

che ha la forma dei fiori

d’oro, Cleide l’amata,

per cui non do l’intera

Lidia né Lesbo cara.»

 

In un’altra, invece, le ricorda gli insegnamenti della propria madre:

«Alla vostra età è un ornamento splendido se una ha una benda di porpora per le chiome o, se è bionda, una corona di fiori freschi» (frammento 98).

 

Saffo

 

2. NUOVE REALTÀ: LA SCOPERTA DI UN PAPIRO

 

Recentemente Dirk Obbink, papirologo di Oxford e curatore della collana dei Papiri di Ossirinco, ha scoperto in Egitto un papiro, sul quale sono riportati frammenti di due poemi riconducibili a Saffo. Di uno di questi, essendo in pessime condizioni, abbiamo notizie davvero scarse, ma l’altro è quasi integro: ritroviamo infatti ben cinque strofi, dette “saffiche”.

 

Papiro

 

IL “POEMA DEI FRATELLI”:

 

«Ma tu non fai che ripetere che Carasso è arrivato con la nave stracolma: è cosa, credo,

che sanno Zeus e tutti gli dei, ma non a questo tu devi pensare,

 

bensì a congedarmi e invitarmi a rivolgere molte suppliche era sovrana perché giunga fin qua portando in salvo la sua nave Carasso

 

E sane e salve (o sani e salvi) ci trovi: tutto il resto affidiamolo ai numi, ché a grandi tempeste di improvviso succede il bel tempo.

 

Coloro a cui il sovrano d’Olimpo voglia mandare un demone che infine li protegga dalle traversie, quelli diventano felici e molto prosperi.

 

Anche noi, se alzasse la testa Larico e diventasse finalmente un vero uomo, allora si che saremo subito liberate (liberati) da molte tristezze.»

 

In questo poema l’io poetico (ovvero Saffo), chiede all’interlocutore di smettere di annunciare il ritorno di Carasso, ma di pregare Era (che insieme a Dioniso e Zeus, è venerata in tutta l’isola di Lesbo) affinché il fratello torni sano e salvo in patria. L’ultima strofa invece, è dedicata a Larico. Saffo fa intendere che quest’ultimo non ha intenzione di maturare, diventando così un uomo a tutti gli effetti. Questa sua immaturità arreca a tutta la famiglia tristezza e malessere.

 

Si tratta perciò di un poema completamente diverso, da quelli che la poetessa compone di solito.  Assume un carattere più quotidiano e Saffo stessa dimostra di essere molto schietta e decisa, apostrofando alla fine, non curandosi del giudizio altrui, il comportamento del fratello più giovane. In tutte le strofe il livello poetico non è elevatissimo, ma ciò accentua e conferma l’incredibile quotidianità della vicenda descritta.

 

3. IL TIASO

 

Dopo esser stata per anni esule in Sicilia, Saffo tornò a Mitilene, dove fondò il tiaso un’associazione cultuale consacrata ad Afrodite, alle Muse ed alle Cariti. Si trattava, in effetti, di una sorta di collegio, che istruiva le giovani ospiti sia in ambito sociale, che culturale, secondo il codice dell’aristocrazia arcaica: le fanciulle, infatti, si dedicavano al canto, alla danza e ad attività ludiche (ad esempio intrecciare ghirlande di fiori, al fine di creare coroncine per il capo). Venivano inoltre istruite su come comportarsi in ambito matrimoniale, come essere delle perfette mogli insomma.

 

4. LA POESIA DI SAFFO: AMORE IN PRIMA LINEA

 

La poesia di Saffo è situata in maggior parte nella cerchia delle sue allieve e amiche ed è largamente influenzata dal rapporto affettivo che aveva con loro: sentimenti di desiderio fisico (passione omoerotica), gelosia, tristezza (quando, una volta sposatesi, le allieve lasciavano il tiaso).

L’elemento protagonista della poesia di Saffo è L’AMORE, indicato come bene supremo, per il quale ella lotterà e dedicherà la sua vita.

L’importanza che dà a questo sentimento si può, ad esempio, vedere nell’ode “La cosa più bella”, nella quale la poetessa di Lesbo triste, poiché la sua allieva Anattoria, una volta conclusa la sua formazione, si era allontanata da lei, rievoca la vicenda di Elena, che, incitata da Afrodite, abbandonò il marito, per seguire il vero amore.

 

“LA COSA PIÙ BELLA”

 

«Un esercito di cavalieri, dicono alcuni,

altri di fanti, altri di navi,

 sia sulla terra nera la cosa più bella:

io dico, ciò che si ama.

È facile far comprendere questo ad ognuno. Colei che in bellezza fu superiore

a tutti mortali, Elena, abbandonò

il marito

pur valoroso, e andò per mare a Troia;

E non si ricordò della figlia né dei cari

genitori; ma Cipride la travolse

innamorata…

…ora mi ha svegliato il ricordo di Anattoria

che non è qui;

ed io vorrei vedere il suo amabile portamento,

lo splendore raggiante del suo viso

più che i carri dei Lidi e i fanti

che combattono in armi.»

 

5. SAFFO E LA PASSIONE OMOEROTICA

 

Saffo

 

Saffo, come era solito nella Grecia arcaica, intraprendeva un rapporto omoerotico con le sue allieve (“e su morbidi letti soddisfaceva il desiderio di tenere giovinetti”, frammento 94): questi “incontri ravvicinati” tra adulto e adolescente, costituivano una componente essenziale per la formazione spirituale delle giovani.

 

Esempi:

 

“AD AFRODITE”

 

Afrodite immortale, che siedi

sopra il trono intarsiato,

figlia di Zeus, tessitrice di inganni,

ti supplico: non domare il mio cuore

con ansie, tormenti, o divina,

 

vienimi accanto, come una volta

quando udito il mio grido da lontano

mi hai ascoltata: giungesti

lasciando la casa d’oro del padre,

aggiogasti il tuo carro.

 

Sopra la terra bruna ci conducevano i passeri belli, veloci, battevano rapidi le ali

nell’abisso del cielo.

 

In un attimo, furono qui! E tu, beata,

sorridendo nel volto immortale

hai chiesto perché ancora soffrivo

e perché ancora chiamavo

 

e che cosa voleva sopra ogni cosa il mio

cuore folle. “E chi ancora devo convincere

ad accettare il tuo amore?

Saffo, chi ti fa torto?

 

Se ora fugge presto inseguirà

e se respinge i tuoi doni poi mi offrirà

e se non ti ama

presto ti amerà 

pur se non vuole”.

 

Vieni ancora, libera dal penoso tormento,

 e quello che il mio cuore desidera,

compilo: sii mia alleata!»

 

In questa poesia la poetessa si rivolge ad Afrodite e le chiede aiuto, poiché la donna da lei amata rifiuta il suo amore. Le ricorda inoltre, che, già precedentemente, in una situazione simile,

la dea le aveva concesso il suo ausilio.

 

Venere di Botticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“PARI AGLI DEI QUELL’UOMO”

 

«A me pare che sia uguale agli dei quell’uomo-chi sia-che di fronte a te

siede, e accanto, mentre sì dolcemente

parli, ti ascolta,

 

E sorridi e susciti desiderio,

ciò che mi sconvolge il cuore nel petto:

ché appena ti vedo, non mi è concesso

dire più nulla,

 

Ma la lingua si è franta ed un sottile

fuoco tosto corre sotto la pelle,

con gli occhi non vedo nulla e rimbombano

le mie orecchie,

 

E il sudore mi si diffonde, e un tremito

tutta mi cattura, e sono più verde

dell’erba, e al morire poco lontana

paio a me stessa.

 

Ma tutto si può sopportar dacché +καί πένητα+»

 

In questa poesia viene descritta la gelosia che Saffo prova quando vede la donna amata seduta affianco ad un uomo. Vengono descritti, in seguito, “i sintomi” che questo sentimento arreca: “la lingua si è franta ed un sottile

fuoco tosto corre sotto la pelle,

con gli occhi non vedo nulla e rimbombano

le mie orecchie,

 

E il sudore mi si diffonde, e un tremito

tutta mi cattura, e sono più verde

dell’erba”.

 

Si può così dire che l’amore per la poetessa di Lesbo è un sentimento così potente da impadronirsi dell’animo di colui che ne è colpito.

Lo dimostra questo frammento:

 

“TEMPESTA DI EROS”

 

«Eros inver mi squassa

l’animo come vento, che su un monte si abbatte sulle querce.»

 

Esso descrive l’amore come una forza ammaliante e seduttiva, capace di attirare la sua vittima, manipolandola ed entrando dentro di lei, proprio come un fulmine a ciel sereno.

 

Eros

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6. SAFFO MESSA A TACERE: LA CHIESA CONTRO LA POETESSA

 

Saffo raggiunse una fama incredibile nel mondo antico, venne perciò considerata la poetessa d’amore per eccellenza. Dopo l’avvento del cristianesimo, però, i Padri della Chiesa la “condannarono”, non permettendo più che i suoi testi venissero ricopiati. Non abbiamo, perciò, più testimonianze dal VI secolo d.C.

Morì, infine, circa nel 570 a.C a Leucade.

 

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Denise

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