Scrittori italiani contemporanei: i 3 migliori da leggere e studiare

di Redazione
Generale

Quanto conosciamo davvero gli scrittori italiani contemporanei? A scuola la nostra conoscenza della letteratura si ferma al secolo scorso, molti non superano la Seconda Guerra Mondiale; da allora ad oggi c’è moltissimo da leggere e studiare.

Se stai cercando degli spunti per iniziare un nuovo libro proveniente dalla letteratura nostra contemporanea, ecco una lista di autori che devono essere presi in considerazione.

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Gianrico Carofiglio 

Uno scrittore, politico ed ex magistrato italiano, è una delle figure di spicco nel panorama letterario nostrano. E’ uno scrittore molto ammirato, di enorme successo e con un grande seguito anche nella sua città natale, Bari. E’ stato insignito di numerosi riconoscimenti e a lui va il merito di aver inventato il malinconico avvocato Guido Guerrieri, inaugurando così il filone del thriller giudiziario italiano. Tante le persone che non smettono di affollare le presentazioni dei suoi romanzi. Anche se le critiche a questa figura sono tante, vale la pena leggere qualche suo libro per formare una propria idea su questo controverso scrittore.

Vi consigliamo una rosa di 3 opere per saggiare la scrittura del nostro ex magistrato. Nella top 3 dei romanzi di Carofiglio rientrano a pieno diritto quelli dedicati al suo più noto personaggio: l’avvocato Guerrieri. A partire proprio da Testimone inconsapevole, esordio letterario dell’autore, rimasto in classifica per ben 152 settimane. Seguono Ragionevoli dubbi, terza avventura del noto avvocato, e Una mutevole verità, la cui trama è questa volta incentrata sulle vicende del maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, mentre a Guerrieri riserva solo breve cameo.

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Andrea Camilleri

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1925, Andrea Camilleri è autore teatrale, radiofonico e televisivo, scrittore e regista. Nelle vesti di delegato Rai alla produzione e sceneggiatore ha legato il suo nome alle più note produzioni poliziesche della tv italian.

Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è infatti autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana nati dai suoi studi sulla storia dell’Isola. Il grande successo è poi arrivato con l’invenzione del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non fanno alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di più facile lettura.

Una peculiarità di alcuni romanzi di Camilleri è l’uso di un particolare linguaggio commisto di italiano e siciliano. Tuttavia uno scrittore che volesse essere compreso da tutti non poteva esprimersi completamente in siciliano.

Pertanto occorreva adottare un linguaggio equilibrato dove i termini dialettali avessero la stessa qualità e significanza, la stessa risonanza di quelli italiani. Fu un duro lavoro di elaborazione che continua tuttora. Esempio sono i romanzi scritti in vigatese, dove la base del lavoro è sempre una iniziale struttura in lingua italiana, con cui mescolare i termini tratti non dalla letteratura alta ma dai vari dialetti siciliani comunemente parlati.

«… Non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane. Quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. – Così Camilleri stesso ha commentato il lavoro continuo che svolge sui suoi elaborati. – Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c’è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane

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Roberto Saviano

« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono. il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono. E’ l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari.»

E’ uno scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro Gomorra (il suo romanzo d’esordio che lo ha portato alla notorietà) utilizza la letteratura e il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d’impresa della Camorra e della criminalità organizzata in senso più generale.

Gomorra è diventato un vero e proprio caso editoriale. Il romanzo ha venduto oltre 2.250.000 copie nella sola Italia e 10 milioni nel mondo, ed è stato tradotto in 52 lingue. Il quotidiano statunitense New York Times l’ha inserito nella classifica dei 100 libri più importanti del 2007.

La vita sotto scorta

Il successo ottenuto dal libro di Saviano ha creato diversi problemi all’autore: a partire dalle lettere minatorie, le telefonate mute ma anche a una scorta con isolamento ambientale. E a causa delle ripetute minacce e persecuzioni, nell’ottobre del 2008 Roberto Saviano ha deciso di lasciare l’Italia per un periodo in seguito alle minacce e al progetto di ucciderlo da parte del clan dei Casalesi.

« Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a sé stessi. Lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre. Ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo.

‘Fanculo il successo.

Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Ho voglia di innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me. Sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile.

Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza. E io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore. Non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri. Oggi qui, domani lontano duecento chilometri. Spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare. Mi impedisce di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. »

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