La matematica è noiosa? Studiamola con la musica!

di Alice Q
Matematica

Che tra la matematica e la musica esista un legame ben preciso, questo è un fatto assodato. La cosa era infatti già nota ai tempi degli antichi Greci, esperti ed appassionati cultori di entrambe.

 

La scuola Pitagorica (celebre scuola filosofica fondata nel VI secolo a.C. secondo la quale alla base della realtà vi sono i numeri) fu la prima di cui si abbia notizia ad interessarsi al rapporto esistente tra matematica e musica.

 

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E’ infatti evidente che entrambe queste due discipline, molto più di tante altre, siano regolate da leggi ben precise. La matematica si fonda sulle leggi prestabilite della logica, su postulati, teoremi ed assiomi. Senza di essi i ragionamenti e le dimostrazioni matematiche non potrebbero avere luogo.
La musica ha invece bisogno di leggi prestabilite al fine di realizzare melodie armoniose, perché senza tali leggi il rumore non potrebbe trasformarsi in suono. Il ritmo stesso non è che il frutto di definiti conteggi e di rapporti di tempo, così come da leggi numeriche dipende anche l’altezza (o frequenza) dei suoni.

La musica…

Chi ad esempio suona uno strumento a corda come la chitarra o il violino, sa molto bene come la lunghezza della corda vada ad influire sulla nota che questa produce. Minore è la lunghezza della corda, più acuto è il suono che essa va a produrre. Bloccando la corda in punti precisi è dunque possibile generare particolari note, diverse da quella che la corda produce quando è lasciata libera.

 

La melodia si basa invece sui  ben precisi accostamenti tra queste note (alte e basse), affinché il suono prodotto non risulti sgradevole. Tali regole di accostamento non solo sono conosciute da tutti i musicisti, ma da alcuni tra i più celebri esse sono state anche studiate e teorizzate.

 

Utilizzando appunto leggi di tipo matematico. Una vera e propria “scienza dell’armonia”, come la definì in un suo famoso trattato il grande compositore e violinista Giuseppe Tartini.

…e la matematica

E così la matematica, che già in epoca classica era entrata nel mondo delle “arti visive” (si ricordino le teorie secondo cui la bellezza del corpo è legata al rapporto proporzionale tra ogni sua parte), fa il suo ingresso anche nel mondo della musica, divenendo un utile strumento per comporre melodie.

Matematica e musica.

Cosa le accomuna?

Ma non è solo il fatto di essere entrambe regolate da leggi severe e precise ad accomunare matematica e musica. Né possiamo dire che la musica sia legata alla matematica solo per ciò che concerne il suo “aspetto compositivo”. I fisici e gli ingegneri che si occupano di acustica sanno bene che l’intensità dei suoni viene misurata utilizzando unità di misura logaritmiche. Allo stesso modo sono matematiche le leggi che studiano la propagazione, l’assorbimento o la percezione dei suoni. Oppure quelle che permettono la progettazione di ambienti insonorizzati o barriere acustiche.

Appurato dunque che tra la matematica e la musica esiste un forte collegamento, di esso possono servirsi anche coloro che non suonano né compongono, e che la musica si limitano ad ascoltarla dai loro lettori mentre fanno i compiti di scuola.

 

Sì, perché la musica, che sia un’arabesque di Brahms oppure l’ultima hit di Ariana Grande, ha certamente un effetto rilassante sulla nostra mente. Di questo siamo tutti consapevoli.

 

Ecco perché ci piace ascoltarla un po’ in tutte le occasioni, comprese le situazioni particolarmente stressanti. Quando siamo in macchina nel traffico, a seguito di una brutta giornata oppure mentre stiamo facendo i nostri compiti di matematica. Ed è soprattutto in questa circostanza che la musica, lungi dall’essere (come spesso i genitori temono) una fonte di distrazione, può rivelarsi un importante aiuto per lo studio. In primis, proprio in virtù di questo suo potere rilassante.

Chi studia con la musica…

Le materie scientifiche (la matematica in special modo) sono spesso difficili e complesse da capire, e quindi richiedono molto più impegno e fatica delle altre. A causa di questo, esse generano spesso tensione, preoccupazione ed ansia nello studente.

 

Tutti stati d’animo che rendono più penoso portare a termine il lavoro da svolgere. Tuttavia  il potere rilassante della musica può aiutare a combatterli, impedendo di pensare alla fatica e permettendo di concentrarsi meglio sugli esercizi da risolvere. Ritmo e melodia contribuiscono inoltre a creare un senso di piacevolezza in ciò che si sta facendo, dandogli quasi una connotazione ludica.

Ma per far sì che la musica sia effettivamente uno strumento di concentrazione anziché di distrazione, essa deve essere scelta con cura, e secondo le proprie preferenze ed esigenze.

 

Per alcuni, infatti, le parole presenti nelle canzoni distolgono l’attenzione ed impediscono di concentrarsi. Di conseguenza, potendo scegliere, preferiscono ascoltare musica classica o colonne sonore, che normalmente sono prive di testo. Altri invece sostengono che, proprio in virtù della ripetitività che caratterizza il testo di certe canzoni, esso contribuisca a rendere particolarmente rilassante il brano che si sta ascoltando.

Allo stesso modo alcuni prediligono melodie dai toni calmi e pacati, giurando che mai e poi mai potrebbero ascoltare qualcosa che sia più veloce di un “andante” o di un “adagio” mentre stanno studiando. Altri invece non hanno problemi nell’imparare teoremi e risolvere equazioni al ritmo assai più intenso di “Poker Face” di Lady Gaga o “Roar” di Katy Perry.

Altri studenti ancora notano come non sia la natura del brano ascoltato a determinarne la capacità di aiuto nello studio, ma piuttosto la sua familiarità. Una canzone che si conosce a memoria cattura meno l’attenzione di una canzone sconosciuta. Risultando ripetitiva alle nostre orecchie riesce meglio a fungere da sottofondo mentre si studia.

…e chi studia senza

Questo non significa comunque che la musica sia necessariamente per tutti! Per esempio alcuni studenti, il cui carattere sia più portato alla distrazione e alla svogliatezza, potrebbero non trarre giovamento dall’ascolto della musica durante lo studio, e preferire dunque un religioso silenzio.

 

Altre volte la questione dipende dal particolare argomento che si sta studiando oppure dallo stato d’animo. C’è chi preferisce studiare la teoria in silenzio e poi farsi cullare dalle piacevoli note di una melodia solo al momento di svolgere gli esercizi.

 

In matematica gli esercizi possono risultare meccanici e ripetitivi. In questo caso la presenza della musica riesce dunque a tenere vivo l’interesse, impedendo attacchi di torpore o svogliatezza. Oppure può accadere che ragazzi che normalmente non hanno problemi nel fare i compiti anche con la televisione accesa, trovino improvvisamente difficile in talune occasioni studiare con la musica. Colpevole può essere un momento di stanchezza o la complessità dell’argomento da affrontare.

Quali effetti produce la musica sul cervello?

Esperti del settore hanno anche condotto veri e propri studi sull’argomento. Hanno cioè cercato di capire quale fosse il reale effetto che l’ascoltare musica produce sul cervello umano, e se di esso è possibile servirsi per aumentare le capacità di apprendimento. Da questi studi sono nate molte teorie, come ad esempio quella del famoso “Effetto Mozart”.

 

Secondo gli scienziati, infatti, ascoltare una ben precisa sonata del compositore austriaco aumenterebbe, seppure temporaneamente, le capacità cognitive. Teoria bizzarra e da molti ancora oggi contestata. Ma ad essa si riconosce comunque il grande pregio di aver pensato alla musica in modo diverso rispetto a quello usuale. Non più come fonte di piacevolezza ed intrattenimento, ma come strumento di apprendimento e conoscenza.

Non solo: la presenza di un “Effetto Mozart” dimostrerebbe anche che certe melodie più di altre contribuiscono ad aiutare il nostro cervello nello studio.

 

Dunque la scelta del motivo da ascoltare non dovrebbe essere dettata dai soli gusti personali, ma dovrebbe anche essere fatta in base alle caratteristiche del motivo. Ulteriori studi eseguiti su brani di differenti autori sembrerebbero confermarlo. Certi brani hanno di fatto più di altri il potere di aiutare la concentrazione e la capacità di memorizzazione degli studenti. Due requisiti indispensabili quando si studia la matematica.

Studi successivi hanno rilevato che anche i “battiti” (e quindi il ritmo) della canzone hanno a che fare con l’effetto che la musica ha sul nostro cervello. Da quanto emerso e da tutte le considerazioni fatte, non possiamo a questo punto che trarre una conclusione.  Conclusione che è poi in definitiva la tesi di partenza. Tra matematica e musica esiste una forte connessione, dalla quale possiamo trarre tanti benefici quando si studia!

 

LA SCIENZA HA PARLATO: STUDIARE LA MATEMATICA CON LA MUSICA E’ PIU’ FACILE!

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