Perché studiare materie antiche?

di Ilaria Rosella Pagliaro
Generale

Perché studiare materie antiche? Come possono contribuire alle attività della società attuale? La risposta comune è che la storia permette di riconoscere gli errori del passato per non ripeterli in futuro.

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In effetti, questa spiegazione è vera fino ad un certo punto, ma può anche essere contestata, dato che la storia non sempre si ripete come ci viene detto e gli eventi non sono prevedibili come una linea retta. In realtà, lo studio delle materie antiche contribuisce ad accrescere il progresso del genere umano.

Lo studio della storia può potenzialmente contribuire a definire le nostre identità in qualsiasi ambito. Le materie antiche sono il punto di partenza di centinaia di argomenti che non potrebbero progredire senza di essa, come la sociologia, la psicologia, la struttura sociale, la sicurezza, la linguistica, la scienza forense, la biologia, l’architettura e via dicendo.

A livello scientifico, la storia può fare la differenza per il progresso. Se comprendiamo le nostre origini, possiamo capire meglio le cose che affrontiamo oggi. Prendiamo ad esempio il campo medico: le origini delle malattie che sono radicate nella storia permettono agli scienziati di seguire la progressione della stessa, facilitando la ricerca della cura. Alcune recenti tracce di cancro provenienti da alcune mummie in Egitto stanno attualmente fornendo nuove importantissime informazioni sulla progressione della malattia in un’ampia scala temporale.

Inoltre, la storia moderna è decisamente influenzata dalla conoscenza delle azioni passate, visto che ci permette di capire da dove siamo venuti e perché siamo qui, mostrando come il modellamento del futuro da parte degli antichi possa essere legato al nostro. Diamo uno sguardo più dettagliato ai buoni motivi per studiare alcune tra le principali materie antiche:

Materie antiche: perché studiare latino e greco?

Materie antiche, perché studiare greco e latino

Il latino e il greco antico sono le materie cardine del liceo classico. Tuttavia, sono ancora in molti a pensare che lo studio di queste due lingue morte sia ormai inutile, ma non c’è niente di più sbagliato.

La conoscenza di queste materie costituisce un’iniziazione insostituibile a culture che sono le fondamenta dell’Europa di oggi. Dal punto di vista linguistico, permette una migliore comprensione e padronanza del vocabolario.

Si apprendono i meccanismi e le origini della lingua: l’italiano ha una maggioranza di termini provenienti dal latino e dal greco.

Lavorare con linguaggi antichi aiuta quindi a comprendere la formazione delle parole, a coglierne il significato e ad evitare molti errori lessicali.

Latino e greco: a cosa servono?

Una simile competenza fornisce un aiuto insostituibile per appendere le altre lingue europee, non solo quelle latine come francese, italiano o spagnolo. Il latino e il greco sono lingue di declinazione anche per il tedesco e il russo.

Anche il vocabolario scientifico si basa in gran parte sulle lingue antiche.

Tale conoscenza ci permette di esaminare testi antichi, storici o letterari, portandoci a comprendere al meglio il nostro pensiero nel contesto di 2500 anni di evoluzione delle credenze, della vita quotidiana e dell’arte.

Oltre all’aspetto linguistico, una simile competenza garantisce l’accesso al patrimonio greco-latino alla base delle nostre tradizioni politiche, storiche, morali, letterarie e artistiche. Imparare queste due lingue significa moltiplicare le opportunità di riflettere sul significato della vita collettiva, portando all’educazione civica attraverso lo studio dei testi fondanti della democrazia.

Materie antiche: perché studiare filologia?

La filologia è lo studio del linguaggio scritto in un contesto storico e evolutivo. Questi percorsi di studi sono generalmente proposti a livello universitario e possono preparare i filologi alla ricerca di testi antichi e all’insegnamento. La filologia è un’area accademica importante per la comprensione del nostro mondo moderno.

Una carriera in filologia implica lo studio delle lingue o dei gruppi linguistici nel loro contesto storico. I filologi esaminano domande sul dove ha avuto origine una lingua, chi la parlava o chi la parla tutt’oggi, sull’eventuale presenza di lingue correlate, sul significato delle parole e – soprattutto – sul periodo storico in cui sono state pronunciate o scritte.

Materie antiche, perché studiare filologiaUn filologo tutt’ora famoso (seppur non propriamente attuale) è John Ronald Reuel Tolkien, celebre autore di molti libri fantasy, tra cui “Lo Hobbit” e “Il Signore degli Anelli”. Tolkien studiò lingue che includevano l’anglosassone (vecchio inglese) e antiche lingue nordiche. Usò queste conoscenze per creare i linguaggi dei mondi narrativi che si trovano nei suoi scritti, come le rune naniche e la lingua elfica.

Filologia: a cosa serve?

Diventare un filologo richiede una serie di competenze linguistiche sia antiche sia moderne, la conoscenza della storia e la capacità di interpretare parole e idee così come erano intese per essere comprese.

La tradizione filologica è una tradizione di meticolosa analisi testuale, spesso legata alla storia letteraria, che utilizza un quadro descrittivo abbastanza tradizionale.

È stata ampiamente soppiantata dalla moderna linguistica, che studia i dati storici in modo più selettivo nell’ambito della discussione di temi più ampi nella teoria linguistica, come la natura del cambiamento della lingua.

Le due discipline sono reciprocamente vantaggiose e si basano su molti degli stessi dati per la ricerca. La linguistica è nata dalla filologia, e si è spostata “al di là” di essa, guardando anche verso la profondità di certe “opere impegnative” dei filologi.

Tuttavia, la filologia è in realtà la spina dorsale della linguistica. Non è qualcosa che si può “superare”, ma che – al contrario – bisogna includere, anche se poniamo altri quesiti nella linguistica moderna. Inoltre, alcuni filologi continuano a lavorare al di fuori di un quadro linguistico di riferimento, e la loro influenza può essere vista nei nomi di alcuni dipartimenti universitari, come ad esempio la filologia romanza.

Materie antiche: perché studiare filosofia?

Materie antiche, perché studiare filosofia

Ampiamente interpretata, la filosofia è nata cercando di rispondere a due domande ingannevolmente semplici: “Che cosa possiamo sapere?” e “Come possiamo vivere la nostra vita?”.

Questi quesiti a loro volta hanno dato adito ad altri interrogativi, come “La mente e il corpo sono distinti?”, “C’è un Dio?”, “Perché dovremmo obbedire alla legge?”, “Che cos’è la verità?”, e via dicendo.

Nel corso dei secoli domande come queste hanno dato origine alle principali grandi sotto-discipline della filosofia, tra cui la logica (teoria della ragione e dell’inferenza), la metafisica (teoria dell’essere), l’epistemologia (teoria della conoscenza), la teoria del valore (etica, politica ed estetica comprese) e la storia della filosofia.

Filosofia: a cosa serve?

Contrariamente al pensiero comune, molte delle competenze e abilità che vengono apprese in filosofia sono trasferibili ad altre discipline accademiche e in altri ambiti. Questo perché si toccano tanti altri argomenti e i suoi metodi sono ampiamente applicabili ad altre aree di realizzazione intellettuale.

Le abilità di comunicazione, le capacità di ragionamento critico e le abilità generali di problem-solving sono tutte migliorate dal lavoro in filosofia. Sono essenziali anche per molte altre discipline e progetti.

Inoltre, la filosofia aiuta gli studenti a sviluppare solidi metodi di ricerca e analisi. Questa disciplina aiuta anche gli studenti ad organizzare e unificare le informazioni che possono aver appreso solo in modo frammentario in altre materie.

Materie antiche: perché studiare archeologia?

L’archeologia è lo studio del passato umano. Questa materia affronta grandi interrogativi sulla nostra storia analizzando tutti gli aspetti della gente dell’epoca. Dalla dieta alle credenze, dai vestiti e gioielli che indossavano, agli strumenti e alle pentole che utilizzavano ai modi in cui commemoravano i loro defunti.

Materie antiche, perché studiare archeologia

Le competenze che apporta lo studio dell’archeologia possono essere applicate a una varietà di scelte di carriera. Si potranno acquisire abilità analitiche, capacità di ragionamento, capacità di lavorare all’interno di un team o come leader, abilità pratiche e molto altro ancora.

Archeologia: a cosa serve?

Sebbene studi il materiale e la società del passato, l’archeologia riesce a coinvolgere perfino il presente. Questa disciplina si occupa anche del valore culturale e politico del mondo antico così come lo si intende oggi. Molte delle nostre idee su chi siamo e dove apparteniamo sono formate con riferimento al passato, il che significa che l’archeologia riguarda anche il futuro.

Che si tratti della storia del nostro rapporto con il mondo naturale o di dibattiti su come e perché le società cambiano, l’archeologia ci fa riflettere su dove siamo ora e dove vogliamo andare.

Infine, non bisogna trascurare gli eventuali benefici economici che possono essere apportati grazie a questa disciplina. Una scoperta archeologica porta non solo un patrimonio di inestimabile valore storico-culturale, ma accresce l’interesse turistico della zona che la custodisce.

Materie antiche: perché studiare paleontologia?

Le materie antiche possono toccare anche ambiti scientifici, come ad esempio la paleontologia, la disciplina che si occupa dello studio della storia della vita. Quest’ultima è scritta nella documentazione fossile e geologica.

Tale disciplina ci permette quindi di collocare gli organismi viventi sia nel contesto evolutivo sia in quello geologico. È su questo sfondo culturale che possiamo interpretare il significato delle caratteristiche degli organismi viventi e il significato degli eventi biologici che si verificano oggi.

Materie antiche, perché studiare paleontologia

I giovani che si sentono  attratti dalla professione di paleontologo spesso credono di non trovare un futuro nel mondo del lavoro. Lo sbocco principale è infatti la ricerca all’interno di un laboratorio universitario, di un’istituzione pubblica o, meno frequentemente, dei laboratori delle compagnie petrolifere.

Tuttavia, il numero di paleontologi è lungi dall’essere schiacciante, il che è un vantaggio quando si cerca un lavoro.

Paleontologia: a cosa serve?

I paleontologi hanno altre competenze che possono essere utili in una situazione problematica sul campo o semplicemente se vogliono fare qualcos’altro.

La paleontologia è essenziale per capire la storia della terra. Prendiamo ad esempio il suo aspetto biologico: gran parte delle evidenze utilizzate per affinare le varie teorie dell’evoluzione deriva dallo studio dei fossili. Il repertorio fossile registra in modo inequivocabile un processo di cambiamento estremamente lento, scandito da passaggi bruschi.

Dai piccoli e striscianti abitanti dell’acqua di 500 milioni di anni fa, attraverso i titanici dinosauri celebrati nei film e nei fumetti – vissuti 100 milioni di anni fa – passando per gli strani, spesso enormi mammiferi che hanno abitato il nostro pianeta proprio “ieri”, circa 1 milione di anni fa, arrivando infine – naturalmente – a noi, fino ad estinguerci a nostra volta. La documentazione fossile ci presenta i fatti di come la vita è cambiata e di come potrebbe cambiare.

Resta il fatto che, nonostante tutti i metodi di laboratorio per determinare l’età relativa delle rocce, i fossili risultano essere il metodo più efficace. Ad esempio, i fossili vengono utilizzati in tutta l’industria petrolifera per determinare l’età delle rocce incontrate nelle cave di perforazione esplorative. Si tratta di un dato vitale per determinare il luogo in cui potrebbe trovarsi l’eventuale petrolio. Per questo molto spesso le compagnie petrolifere impiegano consistenti team di paleontologi.

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