Di cosa parla il Satyricon di Petronio?

di Germana
Latino

Gaio Petronio (per brevità conosciuto semplicemente come Petronio), è uno degli autori tra i più studiati in letteratura latina. Il programma di Latino infatti, include la sua opera più famosa, il Satyricon.

 

Ma di cosa parla quest’opera?

 

Prima di immergerci nella trama, andiamo a conoscere un po’ più da vicino questo autore. Come spesso accade per molti autori o in generale personaggi dell’epoca, le notizie sono abbastanza frammentate e, in alcuni casi, poco precise.

 

Ciò che troverai in questo articolo potrà esserti certamente di aiuto per saperne di più su questo autore. Ma ovviamente potrebbe non bastare!

 

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Della vita di Petronio e della sua personalità, si sa poco o nulla, e ciò che invece si sa, si deve ad alcune testimonianze di personalità dell’epoca, come Tacito. Quest’ultimo infatti, ha redatto una descrizione di Petronio all’interno della sua opera ‘Annali’. Secondo tali descrizioni, Gaio Petronio è stato un politico e proconsole in Bitinia intorno al 62 d.C.

 

Ha ottenuto un certa popolarità presso la corte di Nerone, in quanto riconosciuto come fine esteta e grande intellettuale. Il suo gusto estetico gli è valso il ruolo di ‘arbitro di eleganza’, ovvero ‘elegantiae arbiter’.

 

 

Ma le descrizioni di Tacito non finiscono qui

 

Pare che in un primo momento Petronio fosse diventato molto amico di Nerone ma, caduto successivamente in disgrazia e per evitare la condanna, decise di suicidarsi a Cuma, in una maniera abbastanza particolare. Petronio decise infatti di porre fine alla sua vita tagliandosi le vene mentre era presente ad un banchetto con gli amici.

 

Nonostante stesse morendo, continuò a conversare allegramente con gli astanti, mentre intorno venivano intonati dei canti frivoli. Una morte che risulta totalmente all’antitesi rispetto la fine che solitamente si riservavano gli oppositori di Nerone, come ad esempio Seneca.

 

A Petronio, come accennato all’inizio, si attribuisce l’opera ‘Satyricon’ in quanto racchiude lo stile, la maniera stravagante ed elegante insieme e una certa dose di spregiudicatezza tipiche di questo fine intellettuale.

 

Quali sono le caratteristiche del Satyricon?

 

Si tratta di una serie di avventure che vedono come protagonista un giovane molto colto e raffinato, Encolpio, caratterizzato da uno spiccato senso estetico e un’ironia che lo rende talvolta distaccato. Queste avventure sono raccontate in prima persona dal protagonista e descrivono il suo vagabondare nelle città del meridione dell’Italia.

 

Encolpio vive alla giornata: scrocca pranzi dove può e commette piccoli furti o imbrogli, sfruttando la sua grande intelligenza. In questo viaggio, Encolpio non è solo: con lui c’è Gitone, un adolescente di cui il protagonista è innamorato. Nella prima parte del racconto, i due sono affiancati anche da Ascilto, anche lui fortemente attratto dal giovane Gitone.

 

Questa situazione crea tensioni e gelosie nel terzetto, e spesso si sfocia nella lite. Si tratta di un gruppo che, nonostante le scaramucce, risulta affiatato, in special modo quando c’è da commettere qualche piccolo reato che gli consentirebbe di proseguire il viaggio.

 

I tre infatti, si ritrovano a barattare un mantello rubato con una tunica all’interno della quale sono cuciti dei danari.

 

Ma questo episodio scatena una serie di situazioni spiacevoli: vengono accusati di aver profanato un sacrificio a Priapo dalla sacerdotessa Quartilla (che viene descritta come fortemente corrotta), e con questo pretesto diventano vittime di numerose torture a sfondo erotico.

 

Successivamente, ritroviamo Encolpio, Gitone ed Ascilto ad una cena elegante, che gli viene offerta dal ricco liberto Trimalcione. A questa cena, che si svolge nel palazzo del padrone di casa (arredato in maniera ostentatamente lussuosa), sono presenti anche altri ospiti, tutti arricchiti e parassiti come il padrone di casa.

 

Trimalcione fa finta di essere una persona colta e di mondo, ma risulta solo come un uomo dozzinale ed ignorante. Il quartiere racconto di questa cena, si arricchisce ulteriormente dalla descrizione della parodia dei funerali di Trimalcione, che si svolge nel caos più totale e provoca tali rumori molesti che i vigili del sono costretti ad accorrere.

 

In questo delirio, i tre protagonisti ne approfittano per allontanarsi e raggiungono una locanda dove però finiscono per litigare. A questo punto Encolpio si ritrova da solo ma trova compagnia in un poeta vagabondo conosciuto lì, Eumolpo. Questi (descritto come geniale ma sudicio), declama un suo componimento che fa riferimento alla distruzione di Troia.

 

 

Come finisce il Satyricon?

 

A questo punto dell’opera, Gitone si riunisce al gruppo che, in questo momento è quindi formato da Encolpio e Eumolpo. Tutti e tre decidono di imbarcarsi sulla nave di Lica e dell’amante Trifena. Anche qui, scoppia una furiosa lite che, in questo caso, vede coinvolti Gitone ed Encolpio.

 

A fare da paciere è Eumolpo, che racconta una novella, quella della Matrona di Efeso. La novella è una parodia piuttosto piccante circa i ‘buoni propositi’ di castità che si prefiggono le vedove. Una terribile tempesta si abbatte su di loro e la nave naufraga. Durante l’incidente muore Lica, mentre Trifena si salva su una barca.

 

Così i tre sopravvissuti vengono portati dal mare su una spiaggia nei pressi di Crotone.

 

Inizia ora la parte finale del Satyricon, che però risulta più povera di riferimenti. In questo ultimo pezzo dell’opera, ci si ritrova in una Crotone che letteralmente brulica di imbroglioni e di imbrogliati e pare quasi che l’attività principale dei cittadini sia la ‘caccia a testamenti’.

 

Proprio per questa ragione, lo scaltro Eumolpo fa finta di essere ammalato ma molto ricco, così da sfruttare l’avidità dei cittadini di Crotone ai quali ha prima recitato un poemetto sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo. Ritroviamo anche Encolpio che, adescato dalla bella e ricca Circe, si riscopre impotente a causa dell’ira del dio Priapo (e questo è uno dei dettagli che presenta maggiori lacune).

 

Riesce a guarire dall’impotenza solo grazie all’intervento di Mercurio. Infine, Eumolpo si trova preda dei cacciatori di dote, compresa la matrona Filomena. Per sfuggire da questi personaggi, Eumolpo escogita un ingegnoso espediente: detta un testamento nel quale viene specificato che, ad ereditare i suoi beni, sarà solo colui che avrà il coraggio di mangiare il suo cadavere.

 

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