La top 20 dei migliori bassisti al mondo

di Alternanza Scuola lavoro
Musica

Il basso è uno strumento musicale inventato da Leo Fender nel 1951 che è alla base della composizione musicale in una band. La sua funzione è quella di gettare le basi, insieme alla batteria, per lo sviluppo delle linee melodiche degli altri strumenti. 

Molte persone affermano di non sentire il basso durante la riproduzione di un brano, ma ciò è dovuto probabilmente ciò è causato un orecchio non abbastanza allenato: il basso è come le fondamenta di un palazzo: quando ci sono nessuno vi fa caso, ma la loro assenza si nota istantaneamente perché i piani superiori (formati metaforicamente dagli strumenti solisti come chitarra, piano, voce) crollano. 

 

Vediamo dunque quali sono secondo noi i migliori 20 bassisti della storia della musica. 

Premessa importante: fare una lista con solo 20 nomi è molto riduttivo, ve ne sono moltissimi altri talentuosi che non verranno citati; inoltre l’oggettività in questo contesto è impossibile da avere: la classifica è totalmente personale. I parametri tenuti in considerazione, comunque, sono abilità tecnica, creatività compositiva, personalità all’interno delle canzoni e innovazione portata nel panorama musicale.

 

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20 – PAUL MC CARTNEY

Cofondatore insieme a John Lennon dei Beatles nel 1957 era impossibile non inserirlo nella classifica. Polistrumentista (Paul nasce come chitarrista) e cantante, le sue linee di basso, che a discapito dell’opinione comune non sono sempre elementari, spaziano dall’Hard Rock di “Back in the Ussr” e “Helter Skelter” al pop-beat di “All my loving” al Rock and Roll di “Eight days a week”.

Originale e creativo questo artista ha fatto scuola. L’incastro tra le sue melodie e le sue ritmiche con il resto degli strumenti è semplicemente perfetto: si può dire che questa sia proprio la caratteristica dei Beatles, ovvero la capacità di creare un sound unico, “cremoso”, difficilissimo ancora oggi da riprodurre, grazie anche al loro fantastico bassista. 

 

 

 

 

19 – JOHN PAUL JONES

Ed ecco il mitico bassista dei Led Zeppelin. Appassionato suonatore fin dall’età di 15 anni, fonda insieme al chitarrista Jimmy Page la famosissima band rock nel 1968.

Arrangiatore e musicista ricercato già prima di far parte dei Led, le sue divertentissime linee di basso dal sapore blueseggiante e la sua capacità di arrangiatore gli sono valse una intramontabile carriera all’insegna dell’Hard Rock, del Blues Rock, dell’Heavy Metal e del Folk Rock. Tra le tracce 

più famose abbiamo ad esempio “Whole lotta love”.

 

 

 

 

18 –  SHAVO ODADJIAN

 

Di origini armene, Shavo fonda nel 1995 i System Of A Down, celebre band alternative metal, con la quale pubblica 5 album. Shavo è sicuramente noto per la sua accordatura in Drop C (CGCF), tratto che in realtà caratterizza tutta la band, e per i suoi riff semplici ma efficaci, come ad esempio quello di “Toxicity” o di “Sugar”, in cui il suo 4 corde emette un suono pieno, che riesce a risaltare pur spesso ricalcando le note della chitarra. Non mancano inoltre frasi brillanti come in “Question!” oppure in “Spiders”

 

 

 

 

17 – ROGER WATERS

Roger è stato il bassista dei Pink Floyd dal 1965 al 1984, anno in cui ha lasciato la band per dedicarsi alla carriera solista. A lui vanno i meriti di pezzi in cui il quattro corde domina, come la celeberrima “Money”; è inoltre ideatore delle tematiche e dei pezzi più famosi della band, come nell’album “The wall” del 1979. Il suo stile è caratterizzato da riff semplici ma geniali, che sanno incastrarsi perfettamente con gli altri strumentisti. La carriera solista ha poi permesso di evidenziare ancor di più le sue doti.

 

 

 

 

16 – DUFF MC KAGEN

 

E’ lui che, insieme al chitarrista Slash e il cantante Axl Rose fonda i Guns ‘n’ Roses, band rock di successo mondiale. Accanto ad un chitarrista come Slash sembrerebbe esserci poco spazio per i riflettori del palco, ma lo stile di Mc Kagen riesce a risaltare comunque: è caratterizzato da un sound asciutto e martellante, che spesso segue i riff delle due chitarre, come avviene in “Welcome to the jungle” o in “It’so easy”, ma che si sa anche discostare: è il caso, ad esempio dell’assolo nell’intro di “Sweet child o’mine” (eseguito appunto dal basso).

 

 

 

 

15 – LEMMY KILMISTER

 

Lemmy Kilmister è una delle figure più rappresentative del rock e dell’heavy metal anni ‘80, purtroppo deceduta nel 2015. Fondatore dei Motorhead, si occupava del basso e della voce, risultando essere la vera e propria essenza del gruppo. Più che un basso, in realtà, sembra quasi che Lemmy suonasse una chitarra: il suo stile prevedeva infatti l’uso del plettro e dei powercord, tecniche tipiche proprio della 6 corde. Per quanto riguarda il sound, era ottenuto dall’accentuazione del pick-up sul ponte e dall’uso della distorsione. Ne venivano fuori delle sonorità molto aggressive che hanno caratterizzato la band per anni. Tra i pezzi più celebri troviamo “Ace of spades”.

 

 

 

 

14 – TIM COMMERFORD

 

Giri di basso semplici, ripetitivi fino all’ossessività eppure incredibilmente potenti. Tim Commerford ha militato negli Audioslave, nei Prophets Of Rage e nel gruppo che lo ha reso famoso: i Rage Against The Machine.

Tra i suoi bassi preferiti abbiamo dei Fender Jazz modificati con manici di Fender Precision, ponti Badass e pick-up avvolti a mano. Una definizione come “furente semplicità” potrebbe inquadrare molte sue linee di basso, come quella utilizzata in “Killing in the name”, o in “Take The Power Back”, o ancora in “Bullet In The Head”.

Discreto slappatore, il suo sound si inserisce perfettamente nell’atmosfera del rap metal. Anzi di più, il suo è il basso rap metal per eccellenza. Merita assolutamente una menzione.

 

 

 

 

13 – STEVE HARRIS

 

Steve Harris è il bassista di una delle band heavy metal più famose di sempre: gli Iron Maiden. In un palco in cui si muovono ben sei membri è veramente difficile emergere e far notare in proprio stile, ed è proprio qui che si scopre la potenza del basso di Harris: la tecnica della cavalcata, in completo accordo con la cassa della batteria, è un marchio di fabbrica nelle canzoni dei Maiden. Il duo basso-batteria riesce nel creare un muro sonoro in cui si arrampicano le tre chitarre e la voce, come ad esempio nelle canzoni “The trooper” o “Out of the silent planet”.

 

 

 

 

12 – ALEX WEBSTER

 

In pochi conosceranno questo bassista, pietra miliare di una delle band più pesanti e spinte della storia della musica: i Cannibal Corpse. Il genere suonato dai Corpse è il brutal death metal: in canzoni che si aggirano intorno ai 180 bpm (circa 3 colpi al secondo), è difficile non perdersi e andare fuori tempo. E non solo Alex è preciso come un metronomo, ma non usa nemmeno il plettro, facendo affidamento esclusivamente sulle sue dita! E nella furia del brutal, riesce anche a trovare spazio per degli assoli con il suo cinque corde, come in “Hammer smashed face”.

 

 

 

 

11 – STEVE DI GIORGIO

Di estrazione Jazz Steve Di Giorgio si distingue per il suo sound unico, creato dall’utilizzo di un basso senza tasti (fino a quel momento esclusivo appannaggio del Jazz), il fretless. Il suo scambio di assoli con Chuck Schuldiner in “The Philosopher” ha fatto la storia dello strumento.

Membro dei Sadus, band Thrash Metal, la sua collaborazione con il celebre gruppo progressive death metal Death iniziò nel 1991, seguito d

a altri fecondi incontri. Come quello con i Control Denied che portò all’uscita di un unico album “The fragil art of 

existance”, anch’esso con un sound incredibilmente influenzato dall’utilizzo del basso fretless in un contesto tanto particolare.

 

 

 

 

10 – VICTOR WOOTEN

Altro grande virtuoso, Victor Wooten con le sua abilità tecniche si può permettere di scrivere un intero album praticamente di solo basso, voci ed effetti,  com’è il suo “A show of hands”, Al cui interno si trova la meravigliosa “Love”.

Un bassista teoricamente per bassisti più che per il grande pubblico, con questi brani il musicista è veramente stato in grado di affascinare chiunque, creando melodie e ritmiche uniche. Maestro del tapping e dello slap, innovatore nella Fusion, nel Funk, nel Jazz e nella Bluegrass non è sempre facilissimo inquadrare i suoi album in un genere preciso.

 

 

 

 

9 – GEDDY LEE

 

Progressive Rock a tutto spiano. Tra effetti ed assoli è impossibile escludere da questa lista il creativo polistrumentista Geddy Lee. Le complesse strutture dei suoi brani di un genere molto articolato come il progressive affascinano ancora oggi. Da non dimenticare i suoi mitici assoli come quello del Live di Time Machine.

Ancora più noto è il suo riff di basso per “YYZ”, che insieme alla chitarra nelle strofe ed indipendente nei ritornelli, fa da base all’intero pezzo mostrandolo interamente in questo distacco e ricongiungimento periodico tra il suo strumento e la chitarra.

 

 

 

 

8 – FLEA

E’ rozzo, non è raffinato, ma c’ è un’ energia, una voglia di ballare quando si sentono i brani dei Red Hot Chilli Peppers che è in grado di trasmettere solo lui.

Dal Funk con influenze punk, rock e rap di Freaky Styley, al rock alternativo/funk rock di Californication alla svolta semi-elettronica di The Getaway, il suo sound ha seguito l’evoluzione della musica stessa.

Ricordando solo alcuni tra i suoi capolavori è impossibile non citare “Can’t stop”, un brano semi-rap, condito da una slap line che gli conferisce quel sapore Funk che ha reso il pezzo tanto amato. Lo stesso si può dire di “Aeroplane”, dalla ritmica più complessa (sempre di slap si parla), o della più recente “Dark Necessities”.

Maestro di velocità e slap, amante sia del suono distorto (come nella mitica intro di “Around the World”) che pulito Micheal (questo è il suo vero nome) si è esibito anche in delle sessioni da semi-solista accompagnato dal resto del gruppo, nelle quali ha avuto la possibilità di fare sfoggio al completo delle sue incredibili capacità di velocista e slappatore folle.

Sicuramente sotto questa prodezza ci sarà una grande tecnica, o meglio, dovrebbe esserci, e invece no.

Come confessa lui stesso in un’intervista e nel suo videocorso non è mai stato un grande tecnicista. Lo si può notare anche semplicemente dalla maniera in cui slappa, con il pollice verso il basso, errore dal punto di vista tecnico che farebbe rabbrividire ogni maestro di basso.

Eppure nonostante tutto è lui, è Flea, un vero fuoriclasse del settore. Del resto, cosa ci si può aspettare di comune da chi come animale domestico ha un gorilla? O che sale sul palco di Woodstock coperto unicamente dal suo strumento per fare un intero live nudo?

Curiosità: non tutti lo sanno, ma Flea suona anche tromba e pianoforte.

 

 

 

 

7 – CLIFF BURTON

 

Cosa dire del celebre Cliff Burton, primo bassista dei Metallica, band Thrash metal di successo planetario? Purtroppo, Cliff ha 

partecipato alla composizione solo dei primi 3 album: è infatti morto durante un tour della band nel 1986.

Lo stile di Burton si compone dell’uso di ben tre pedali contemporaneamente, che contribuiscono a “sporcare” il suono, rendendolo grezzo e pesante: il Fuzz, un Distorsore e l’effetto Wah. I riff pesanti sono accostati a degli arpeggi o delle frasi che reggono da sole la melodia, mettendo addirittura in secondo piano le chitarre: è il caso di “For whom the bell tolls”, della bellissima strumentale “Orion” o di “The call of Ktulu”.

 

Ma il pezzo più bello mai scritto da Cliff è “(Anesthesia) – Pulling Teeth”, un assolo di basso di 4 minuti in cui non

compaiono chitarre e in cui la batteria arriva solo al terzo minuto, un pezzo che farebbe invidia a qualsiasi bassista o chitarrista solista e può probabilmente essere considerato una delle migliori composizioni della storia dello strumento.

 

 

 

 

6 – MARCUS MILLER

Dal Jazz al Fusion al Funk, forse uno dei più grandi slappatori della storia. Versatile come pochi nel suo campo, questo bassista, compositore e produttore si guadagna il suo posto tra i virtuosi. Dal jazz dal sapore retrò di album come Marshall al suo album fresco fresco “Laid Black”, Miller sembra essere di una creatività pressoché infinita, come dimostra l’aggiunta di un nuovo tocco di “elettronica” alla sua musica con questa uscita.

Noto collaboratore di Miles Davis, altro grande genio del Jazz, Marcus inizia la sua carriera da solista nel 1982, per poi entrare negli S.M.V., collaborare con David Sanborn, quindi Miles Davis, i The Jamaica Boys e Micheal Petrucciani.

Utilizza un Fender dal suono metallico. Famosissima la sua live insieme a Victor Wooten e Stanley Clark, quest’ultimo non citato all’interno della classifica unicamente per ragioni di spazio, possiamo considerarlo a pari merito con questo artista.

Il suo stile è dato dello slap e dal tapping, eseguiti con una tecnica mostruosa, che danno un’atmosfera Funk mista al Jazz. Tra le più note abbiamo “Power” e “Detroit”.

 

 

 

 

5 – JUSTIN CHANCELLOR

Si sale sul podio di questa personale classifica con Justin Chancellor, che ha suonato prima nei Peach e poi nei Tool, band che lo ha consacrato come uno dei migliori bassisti in assoluto. Nei Tool il basso ricopre un ruolo primario nella tessitura delle melodie, suonando riff malinconici mai banali, che intrigano l’ascoltatore. Il suo stile è dato dall’uso del plettro e di molteplici effetti come il delay, il Wah, da accordi e armonici che si incastrano perfettamente con gli altri musicisti (basso, chitarra e voce). Risulta difficile citare i pezzi più riusciti in quanto sono tutti molto validi, comunque sia tra le più famose vi sono “Schism”, “The grudge”, “The pot”.

 

 

 

 

4 – LES CLAYPOOL

 

Bassista e cantante dei Primus e dei Sausage, è un vero mago dello slap, tecnica che compare in quasi tutti i suoi pezzi, creando uno stile misto di funk, jazz, rock che è unico nel suo genere: non è un’assurdità parlare di Claypool come uno tra i massimi esponenti dello slap (al pari di altri come ad esempio Miller ovviamente). Come dimostrano canzoni come “Tommy the cat” o “My name is Mud”, Les Claypool è capace di suonare linee slap ad alta velocità, riempendole con ghost notes, tapping che caratterizzano il suo sound.

 

 

 

 

3 – RYAN MARTINIE

 

Passiamo ora ad uno dei musicisti più sottovalutati del panorama musicale: Ryan Martinie dei Mudvayne. Band non molto conosciuta, suona un progressive death metal che prende ispirazione dal nu metal anni ‘90, dagli Slipknot, dai Tool e da tantissime altre band.

Lo stile di Martinie è un basso pesante, veloce, furente, capace di creare delle linee che si discostano e si intersecano con la chitarra: è il caso di “Death blooms”, di “Dig”, di “-1”. 

Ryan utilizza tecniche quali slap, che riesce a trovare spazio nella furia death metal, armonici, ghost notes districando in schemi ritmici quasi sempre molto complessi, che si distaccano dal classico 4/4. E’ inoltre padre di una tecnica percussiva simile allo slap che figura in molti suoi componimenti, come ad esempio “Happy?”.

 

 

 

 

2 – JOHN MYUNG

Di origini coreane, John Myung è forse il più grande bassista vivente. Sul palco spicca per abilità tecnica, creatività e una grande emotività: da notare ad esempio la velocità assurda di molte sue esecuzioni, come in “Panic attack”, oppure la magistrale tecnica di esecuzione di “The dance of eternity”, un pezzo che per molti musicisti risulta difficilissimo: amalgama schemi ritmici veramente complessi con riff in continua evoluzione di difficile esecuzione, esasperando quelle che in realtà sono caratteristiche di ogni disco dei Dream Theater, band a cui appartiene da sempre. Un’altra peculiarità che gli appartiene è quella di suonare un basso con ben 6 corde, avendo così a disposizione una gamma di note molto maggiore per poter esprimere appieno la sua creatività.

John ha una conoscenza mostruosa della teoria musicale, è in grado di suonare praticamente ogni genere, anche se c’è da dire che nessuno l’ha mai visto slappare. Forse è qualcosa di troppo divertente per lui. Non esiste alcun bassista a cui può essere minimamente paragonato, secondo posto unicamente per il grande ruolo d’innovazione che ha avuto colui che lo precede sul podio.

 

 

 

 

1 – JACO PASTORIUS

Primo sul podio, lui è il vero grande innovatore assoluto del basso elettrico.

Una mattina Jaco si alza e decide di staccare i tasti dal suo basso scavandoli, per poi riempire i solchi con dello stucco per il legno e ricoprire il tutto con della vernice per barche. Così, come se si fosse trattato di prendere l’autobus, inventa il basso fretless. Ragazzo modesto, Jaco si autodefiniva il più grande bassista del mondo e spesso si paragonava a Cristo.

Convinto che sarebbe morto a 33 anni purtroppo ebbe quasi ragione, distrutto da alcool e droghe perse la vita a 35 anni in ospedale, a seguito di una rissa con il buttafuori del Midnight bottle club. I suoi brani celebri sono praticamente… tutti. 

Inventore di una maniera di suonare (oltreché ricordiamo, di uno strumento) nessuno (forse non solo nel passato, ma anche nel futuro) si può paragonare a lui: se tutti gli artisti citati fin’ora si sono distinti per abilità tecniche e compositive, Jaco è primo per aver creato la figura stessa del bassista per come lo conosciamo oggi. 

Era inoltre un ottimo compositore, tra popping, tapping ed una marea di Ghost Notes, il suo ritmo è unico, la sua capacità di creare pattern non conosce precedenti. “The chicken” può essere un valido esempio del suo uso personale delle Ghost Notes. Personalmente credo abbia raggiunto il suo apice con i Weather Report, con l’intramontabile “Heavy Weather”, in cui è contenuto il celeberrimo “Birdland”. Un brano unico, senza momenti di pausa, è coinvolgente  dall’inizio alla fine, con strumenti che sembrano quasi parlare, una Fusion irresistibile, da ascoltare e riascoltare.

Citiamo come esempio della sua grande tecnica, morbidezza e precisione nell’ esecuzione il brano “Come on come over”. Al suo sound inconfondibile (Pick up del manico chiuso, pick del ponte a palla) contribuiscono le corde 0.35, un caso praticamente unico nella musica. Fonte d’ ispirazione, lo stile di Pastorius sarà eternamente presente in ogni bassista, come fosse uno spirito guida, che ancora oggi sussurra nelle orecchie di ogni musicista, Funk o Jazz che sia.

 

Pensi che il basso sia lo strumento che fa per te? Bene, sei nel posto giusto: inizia subito a cercare il tutor giusto sul portale di SKuola.net | Ripetizioni!

 

A cura di Carlo Rugiero 

 

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