L’importanza del Satyricon di Petronio

di Redazione
Latino

Genetico o storiografico che sia, costituisce un tratto tipico di ogni letteratura la presenza di almeno un’opera anticonformista e “chiacchierata”.

 

Ecco perché, per quella latina, ci riferiamo senza dubbio al Satyricon di Petronius Arbiter.

 

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Il testo, di età neroniana, ne assorbe tutto il senso di ristagno e di incertezza dettato dalla degenerazione del governo dell’ultimo imperatore Giulio-Claudio. E ne subisce la censura e la damnatio memoriae anche in epoche successive.

 

A prima vista, essa si contraddistingue e è riconoscibile per i contenuti licenziosi e per il carattere, appunto, satirico e parodico.

 

Ben altre sono, però, le particolarità e i nuclei salienti di questo testo. Già nel 1956, il famoso critico Erich Auerbach,  lo reputava un “caso rarissimo” della letteratura antica, quasi un unicum.

 

Cerchiamo perciò di scendere nel dettaglio del fitto intreccio di temi, generi e stili eterogenei.

 

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Il romanzo

 

Non è scontato operare una precisazione riguardo al genere di quest’opera. Poiché essa è oggetto di numerose controversie.

 

Infatti possiede le caratteristiche del romanzo, specie quello moderno a noi ben noto. Ma definirlo tale costituisce un anacronismo.

 

Nell’antichità le narrazioni di ampio respiro, in prosa, dal contenuto e stile vari, rientravano nella categoria di historia o mithos. Inconsapevolmente (o forse no?) Petronio introduce una novità, un esempio unico per la sua epoca.

 

Nel II sec. d.c. sarà solo Apuleio a farne una scelta di poetica, con un romanzo di differente intonazione, educativo, propagandistico, allegorico.

 

Realismo e distacco

 

Il contenuto del Satyricon deve la sua genesi a un gioco di aderenza o allontanamento/negazione della realtà contemporanea all’autore.

 

La prima opzione permette di valutare l’opera come una novità nella tradizione latina. Finora  solo Orazio è artefice del tentativo di ritrarre la realtà in poesia. Benché facendo semplicemente uso di stereotipi o ricorrendo, all’opposto, ai fatti storici di Roma.

 

Tale adesione al reale, inoltre, finisce per configurarsi come una moderna analisi sociologica dei meccanismi sociali e dei valori dei contemporanei. Soprattutto data la precisione e profondità che la caratterizzano.

 

La seconda opzione rafforza la concezione dell’eccezionalità di quest’opera. In quanto la descrizione di personaggi e contesti viene condotta da una voce soggettiva, interna e coinvolta nel mondo caotico che ritrae.

 

Dunque una voce che non coincide appieno né con l’autore (anzi, che lo scherma) né col protagonista.

 

In definitiva, la distanza dall’obiettività del reale apre alla massima sperimentazione stilistica e linguistica. Ci colleghiamo quindi al secondo punto.

 

latino

 

Mescolanza di generi e registri.

 

Il Satyricon può essere considerato un monumentale romanzo in prosimetro (alternanza di prosa e poesia) che ingloba altresì molti altri generi, fra cui troviamo:

  • elegia,
  • poesia erotica,
  • epica,
  • retorica,
  • poesia didascalica,
  • satira,
  • fabula milesia.

 

Di ognuno di essi vengono esplorati temi e motivi consueti, da un lato, e mescolati gli stili, dall’altro. Molti di essi però vengono usati solo in funzione parodica.

 

Comunque la scrittura passa da registri alti e quasi aulici a altri più bassi, colloquiali, popolari e persino volgari.

 

Multilinguismo e neologismi

 

Il fatto di attingere a tutti i livelli del latino contemporaneo comporta anche l’interesse verso le loro diverse sottocategorie.

 

Termini e parole spaziano tra i linguaggi settoriali (medicina, anatomia, sessualità, filosofia), parole greche, parole popolari nate perlopiù da storpiature fonetiche o morfologiche, novità lessicali.

 

Intertestualità

 

È sufficiente leggere poche righe del Satyricon per richiamare alla mente numerose opere precedenti, citate o alluse, capostipiti dei principali filoni letterari greci e latini.

 

Evidente a tal proposito il rimando all’epopea e alle peregrinazioni del protagonista dell’Odissea, al carattere distruttivo dell’amore e al patetismo della poesia elegiaca, ecc.

 

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Tecnica narrativa

 

Il Satyricon è un perfetto prototipo di montaggio cinematografico. L’asse portante del romanzo, ossia le vicende di Encolpio e del suo triangolo con Gitone e Ascilto, si sovrappongono con altri episodi e altrettanti triangoli amorosi.

 

Insomma, un susseguirsi e diramarsi di episodi accostato a una perpetua ridefinizione della messa a fuoco sui personaggi.

 

In sintesi, si palesano dapprima dei quadri ben definiti la cui temporanea stabilità viene interrotta dall’azione di uno dei personaggi presenti o dall’ingresso di uno nuovo. Così da far confluire una sequenza in un’altra, in una concatenazione vorticosa.

 

Come non riconoscervi la maestria del regista nel creare inquadrature originali?

 

Questa rapida rassegna di aspetti rilevanti e originali del Satyricon fa risaltare e convalida la convinzione sulla sua singolarità. E questo risalta sia sotto il profilo sincronico, sia diacronico.

 

Dunque, studiare (o leggere), oggi, il Satyricon pone a contatto con un ricco invaso di tradizioni e innovazioni.

 

Esso contiene temi, episodi, miti e modalità espressive del patrimonio letterario latino e greco, con inserti creativi. Tutto in un solo testo. Ciò non può che affinare le nostre capacità di memoria, ma soprattutto, di indagine e competenza su più livelli.

 

Sebbene non sussistano legami genetici fra il romanzo antico, medievale e quello fiorito dal 1700 in poi, debitore di una società laica e borghese, si possono notare senz’altro delle affinità d’ispirazione nella scelta del genere, racchiuse in due soluzioni.

 

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L’uso della letteratura come esercizio e sperimentazione fine a se stessa, in vista di una fuga dal reale. O come ampio spettro di strumenti attraverso i quali imporre la propria critica alla società.

 

Evidente la preferenza di Petronio per la seconda via. Questo autore si schiera così, idealmente, sulla linea dei più importanti letterati del Romanticismo, Naturalismo, Realismo europei.

 

A metà strada fra soggettività e oggettività, realtà e fantasia, partecipazione e distacco, giudizio e autodifesa.

 

Tante le opere da citare e da confrontare in questo senso. Tutte al fine di esplicitare il ruolo “di rottura” di questa opera antica, che ha di certo contribuito a tramandare un sostanzioso patrimonio, talvolta ripreso, talvolta capovolto.

 

In conclusione il Satirycon è un’opera dalla storia ambigua e controversa che mantiene, però, un posto importante nella letteratura antica. Soprattutto dato il suo ineliminabile carattere di rarità.

 

Non è forse un caso che uno dei maggiori cineasti italiani, Federico Fellini, sia stato attratto dal fascino complesso di quest’opera lacunosa e misteriosa. Così da regalare al pubblico una delle sue curatissime e pregiate pellicole.

 

Alice Giuggioloni

 

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