Metodo Doman: cos’è e quali esercizi si utilizzano

di Erika Pullo
DSA

Per i genitori con bimbi aventi Disturbi Specifici dell’Apprendimento o Bisogni Educatvi Specifici, è difficile individuare il giusto approccio per procedere con l’educazione dei propri figli in particolare in tenera età. Tra i diversi metodi esistenti molto successo è stato ottenuto dal “Metodo Doman”, introdotto nel 1955 dal fisioterapista Glenn Doman (da cui prende il nome) e dal neuchirurgo Temple Fay.

 

Come nasce il Metodo Donam

 

Glenn DonamPrima di procedere a spiegare come è sviluppato il Metodo Doman e che genere di esercizi sono consigliati, partiamo da come si è arrivati a svilupparlo. Glenn Doman era un fisioterapista che, nel suo centro, seguiva nella riabilitazione pazienti che avevano avuto un ictus affinchè riacquistassero le proprie funzioni: tuttavia si accorse che le terapie proproste erano incentrati sui sintomi e non sulla radice del problema, ossia non si occupavano del cervello che era la parte danneggiata e da cui nascevano le difficoltà motorie successive.

Dopo aver ottenuto ottimi risultati con questi paziente, estese l’utilizzo del suo metodo ai bambini aventi diverse patologie: dalla dislessia ai deficit di attenzione (quindi DSA/ADHD e tutte le tipoligie di BES) oltre a chi era affetto da altri problemi come anomalie genetiche, epilessia e molte altre diagnosi.

Anche in questi casi infatti la diagnosi parte dal cervello e, se non si trova come ristabilire lo sviluppo cerebrale, anche le sue funzioni saranno compromesse. Quindi continuò a sviluppare la sua metodologia, inserendo anche un punto fondamentale per lo sviluppo del bambino: la famiglia.

 

Metodo Donam: cos’è

 

Cos’è quindi il “Metodo Donam”? É un insieme di trattamenti eseguiti in casa dal bambino insieme alla sua famiglia ed ideati per lo sviluppo dell’attività cerebrale in ogni sua funzione fin dalla tenera età.

Le linee guida lungo cui si è sviluppato il metodo sono:

  1. la cura tramite stimolazione dei sensi, da cui acquisiamo informazioni. I bambini piccoli infatti sono delle spugne, capaci di assorbire un numero incredibile di informazioni. Bisogna stimolare i sensi affinchè apprendano.
  2. i trattamenti devono essere proposti sotto forma di giochi che possano divertirli, altrimenti la perdita di concentrazione ed interesse sarà immediata.
  3. i genitori diventano i terapisti dei figli. Infatti, senza una continua stimolazione anche in casa, l’efficacia di questo trattamento si abbassa notevolmente. Per questa ragione sono stati creati corsi specifici per i genitori che potranno poi essere autonomi.

Esercizi: imparare a leggere a 3 anni

 

Partiamo con un esempio classico del Metodo Donam che porta ad un risultato sorprendente: imparare a leggere a 3 anni. Come si sviluppa:

  1. Al primo anno di età si inizia con dei cartoncini con sopra delle lettere dell’alfabeto, scritte in maniera ben visibile anche ad una leggera distanza. Mostrandole al bambino in più momenti della giornata a mo’ di gioco, si stimolerà la sua memoria ed inizierà a memorizzare l’alfabeto. Queste lettere, successivamente, andranno a formare delle parole associate ad un’immagine: il bambino sarà stimolato a scrivere la parola tramite le lettere dopo averla sentita pronunciata ad alta voce.
  2. Al secondo anno di età, si potrà cominciare con la composizione di brevi frasi, così da avanzare e non rallentare la stimolazione del bambino.
  3. A 3 anni, a poco a poco, si potranno introdurre picolli libri come quelli con fiabe per bambini. Il bambino sarà ora portato a leggerli e poco alla volta si potrà aumentare la difficoltà

Consigli importanti

 

Ci sono alcune raccomandazioni che vengono sempre fatte a chi decide di applicare questo metodo: la prima è di non aver timore ad iniziare troppo presto. La stimolazione dei sensi attraverso il gioco non ha bisogno che il piccolo sia in età scolare.

Altra parte fondamentale è la propensione e la fiducia dei genitori a questo metodo: un atteggiamento abbattutto e poco propositivo sarà facilmente notato dal bimbo, che di risposta sarà meno entusiasta di partecipare alle attività proposte.

Importante inoltre è mostrare entusiasmo ai successi del figlio, premiando anche con coccole e carezze il riconoscimento da parte del piccolo delle parole; viceversa non bisogna mai mostrarsi contrariati da un eventuale errore, normale nel periodo di asismilazione delle informazioni.

Bisogna essere costanti, così che avanzamenti fatti non vengano persi per colpa della poca pratica e che il bambino avanzi progressivamente con la giusta calma. Attenti però a non stancare troppo vostro figlio con sessioni troppo lunghe e intense.

Inoltre, cercate sempre nuove parole, frasi e libri: nulla potrebbe far perdere voglia di continuare più della noia. Per lui apprendere deve essere una nuova sfida ogni giorno!

 

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