Proverbi latini: i 10 usati ancora oggi
Diversi sono i termini e i proverbi latini che vengono quotidianamente pronunciati e mantenuti in vita: in questo articolo, ne andremo ad analizzare le origini e le caratteristiche di alcuni.
Fra l’uso di locuzioni, latinismi e parole etimologicamente collegate, il latino al giorno d’oggi è molto più presente all’interno della lingua parlata di quanto si possa credere.
Sommario
1. “Carpe diem”
Rappresenta il concetto-chiave delle poesie gnomiche di Orazio.
Questo particolare gruppo di poesie è caratterizzato dalla sua capacità di racchiudere in sé un grande significato morale.
Il “carpe diem” è un topos, un argomento ricorrente molto frequente all’interno degli scritti di Orazio.
Per idearlo, Orazio si ispira:
– allo STOICISMO, da cui prende il concetto di metriotes, ovvero di “giusto mezzo”;
– all’EPICUREISMO, da cui prende l’idea della necessità umana di vivere a pieno il presente. Tuttavia, questo tentativo di vivere totalmente il presente in tutte le sue sfumature non deve essere tradotto in una sfrenata ed immorale ricerca del piacere, né tantomeno in un totale e passivo farsi trasportare dal succedersi degli eventi senza curarsi del futuro.
L’espressione può essere letteralmente tradotta come “cogli l’attimo”: insieme a questo cogliere l’attimo, destinato a finire, emerge anche la consapevolezza umana della nostra natura mortale e della fuga inesorabile del tempo.
Giunto a questo insieme di consapevolezze, è consigliabile per l’uomo tentare di vivere ogni giorno in modo pieno, come se questo fosse l’ultimo.
2. “Ad maiora semper”
Questa espressione latina, più comunemente conosciuta e citata semplicemente come “ad maiora”, può essere tradotta letteralmente come “verso cose più grandi”. Deriva dal lessico latino, di preciso dal comparativo plurale neutro di “magnus”. Genericamente, è utilizzata o come formula di buon auspicio, augurando che l’obiettivo prefissato venga raggiunto al più presto e che ci sia un primo passo verso qualcosa di meglio, ma anche come formula di auguri, di complimenti riferiti ad un obiettivo già raggiunto.
3. “Verba volant, scripta manent”
La traduzione di questa espressione proverbiale è. «le parole volano, gli scritti rimangono».
La locuzione latina viene ancora utilizzata correntemente nella lingua italiana.
Questo antico proverbio, che trae origine da un discorso dell’imperatore Tito (vissuto circa tra il 31 d. C. e l’81 d. C.) presso il senato romano, viene ancora oggi utilizzato con scioltezza per rammentare il necessario uso di prudenza nello scrivere in quanto, se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti possono sempre rappresentare documenti incontrovertibili.
4. “De gustibus non disputandum est”
La traduzione è letteralmente “i gusti non si possono giudicare”.
La frase è latina, talvolta venne erroneamente attribuita a Gaio Giulio Cesare, ma in realtà non è di origine classica.
Nel linguaggio attuale viene ancora pronunciata piuttosto frequentemente, per poter ribadire l’indiscutibilità dei gusti personali.
5. “Tempus fugit”
Il significato dell’espressione è letteralmente “il tempo fugge”.
Deriva da un verso delle Georgiche di Virgilio:
«Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus»
«Ma fugge intanto, fugge irreparabile il tempo»
Questo tipo di sentenza pseudo-filosofica ha dei punti in comune con il messaggio espresso dal carpe diem.
La duplice ripetizione della voce “fugit” del verbo feugo sembra sottolineare impietosamente la marcia incontrollabile del tempo, che si fermerà solo quando noi ne saremo del tutto consumati, ovvero nel momento della nostra morte.
6. “Veni vidi vici”
La frase è stata addirittura talvolta associata a Mussolini e al Fascismo, ma in realtà ha tutt’altre origini. Secondo quanto ci viene riportato da Plutarco, la famosissima locuzione la pronunciò Gaio Giulio Cesare in occasione della vittoria a Zela il 2 agosto del 47 a. C.
Nel linguaggio comune, ha assunto il significato di un’impresa compiuta con ardore e velocità. L’espressione la si usa spesso in senso figurato.
7. “Mens sana in corpore sano”
La sentenza è tratta da un verso delle satire di Giovenale:
“Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”
Ovvero: “Bisogna chiedere agli dèi che la mente sia sana nel corpo sano”
L’ideale della perfezione era segnato dall’equilibrio fra le facoltà intellettive e quelle fisiche; ancora oggi la frase viene citata in contesti sportivi per ribadire e ricordare a tutti l’importanza di una genuina forma fisica unita all’efficienza intellettiva e dello spirito.
8. “Ubi maior, minor cessat”
Questa locuzione latina, se tradotta letteralmente, significa «dove vi è il maggiore, il minore decade». Dando all’espressione un significato più libero e completo, questa potrebbe allora diventare: «in presenza di quel che possiede più potere o importanza, chi ne ha meno perde la propria rilevanza».
L’espressione si utilizza in tutte le occasioni nelle quali un conflitto o una discrepanza formale o sostanziale fra due parti si dimostra risolta per supremazia o prevalenza evidente, magari paragonando il diverso rango e categoria di appartenenza.
9. “Alea iacta est”

Il significato di Alea iacta est è un vero e proprio motto. Si tratta dell’affermazione che significa letteralmente “il dado è tratto”, o, volendo esprimere meglio l’essenza del concetto “è stato lanciato” utilizzata ancora oggi quando ci si trova di fronte ad un’azione irrevocabile.
10. “Ora et labora”
Motto con cui la tradizione dei frati benedettini sintetizza ed esprime lo spirito che evidenza la centralità del lavoro e della preghiera all’interno delle giornate rivolte da San Benedetto da Norcia ai suoi monaci.
L’espressione riassume i due momenti che, in un rapporto equilibrato tra preghiera e lavoro, scandivano le giornate nelle comunità religiose dall’epoca del Medioevo in poi.
Migliaia di monaci hanno contribuito a costruire, con il loro paziente lavoro, alla storia dell’Europa conservando diverse opere d’arte letterarie, contribuendo in modo determinante a creare collegamenti tra le culture greca e romana e quella dei nuovi popoli, egemoni e conquistatori.
Francesca

