Smart working: significato e vantaggi
Sommario
Smart working: significato
Lo Smart Working o “Lavoro Agile” nell’ordinamento italiano è definito come «una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.»
Non è quindi un terzo genere di rapporto di lavoro, ma una modalità di svolgimento provvisoria del rapporto di lavoro subordinato.

Come si può capire, le parole chiave per comprendere questa modalità lavorativa sono flessibilità, responsabilità, efficienza e tecnologia.
Colui che si ritrova a lavorare in smart working infatti dovrebbe godere di una maggiore autonomia nella gestione dei propri orari e spazi, non dovendosi recare fisicamente sul luogo di lavoro nè avendo vincoli legati all’orario lavorativo.
Questa maggiore flessibilità dovrebbe portare i datori di lavori a prestare maggiore attenzione al livello qualitativo dei proprio dipendenti (efficienza, capacità organizzativa, rispetto delle scadenze ecc…) e non più alla quantità di lavoro svolto in termini di ore.
Trattandosi di una forma di lavoro a distanza, gli strumenti tecnologici ne sono i protagonisti: smartphone, computer, tablet, connessione internet ecc.
Differenze tra smart working e telelavoro
Lo smart working non è da confondere con il telelavoro, una forma più vincolante e meno flessibile che costringe il lavoratore a esercitare la propria professione in un luogo fisso e stabilito (di solito la propria abitazione) che non sia l’azienda.
Per telelavoro si intende, infatti, una scelta che si fa alla nascita del rapporto di lavoro. Fin dall’inizio il dipendente sceglie se lavorare da casa o in ufficio, mantenendo questa scelta per tutta la durata del rapporto di lavoro.
Anche l’orario di lavoro non incontra alcun tipo di flessibilità: bisogna essere reperibili nella propria postazione di lavoro per tutta la durata della giornata lavorativa.
Il telelavoro rappresenta, quindi, lo spostamento della proprio sede di lavoro in un altro luogo (principalmente, la propria abitazione). Lo smart working ne rappresenta la successiva evoluzione, introducendo flessibilità orario e di luogo ed incentrandosi sulle prestazioni del lavoratore.
Dal punto di vista legislativo, inoltre, lo smart working ha trovato il proprio riconoscimento nella Legge 81/2017 che disciplina molti aspetti del rapporto lavorativo. Il telelavoro non ha, invece, un quadro legislativo di riferimento.
Pro e contro
Come ogni cosa, lo smart working ha i suoi pregi e i suoi difetti. Fra gli aspetti positivi abbiamo:
- La maggiore autonomia concessa ai dipendenti.
- La maggiore facilità nella gestione del tempo tra vita lavorativa e privata.
- La diminuzione dello stress dovuto al lavoro.
- L’azzeramento dei tempi di spostamento.
- L’aumento della produttività: uno studio del 2015 dell’Università di Stanford aveva infatti stimato un aumento della produttività del 13% fra i dipendenti di un’azienda di servizi.
- La minore emissione di anidride carbonica dovuta alla riduzione degli spostamenti, che contribuisce a diminuire l’inquinamento.
- La diminuzione dei costi aziendale per uffici ed utenze.
Fra quelli negativi invece troviamo:
- La difficoltà nel separare vita privata e vita lavorativa.
- La necessità di avere un ambiente adatto a svolgere l’attività lavorativa, distante da distrazioni e confusione.
- L’aumento involontario delle ore lavorative.
- La necessità per il lavoratore di dover disporre di strumenti tecnologici adatti, o per l’azienda di dover fornire tali strumenti al lavoratore che non ne disponesse.
- La maggiore difficoltà nell’avere un confronto con colleghi e superiori.
- La tendenza ad un ambiente meno socievole.
Smart Working e Coronavirus
Il Coronavirus ha accelerato il processo di digitalizzazione e passaggio allo smart working già messo in atto dal 2017.
Anche nel campo delle ripetizioni, il 2020 ha visto un’incredibile innalzamento delle richieste e delle offerte di ripetizioni online sia durante il lockdown che successivamente.
Tuttavia, essendo stata un’imposizione e non una scelta graduale delle aziende, l’avvio di questa pratica non è stata per molta semplice e ha portato a riscontrare molti problemi.
In particolare, secondo l’indagine “Infojobs Smart Working 2020” di marzo 2020 su un campione di 189 aziende:
- tra le aziende, il 59% appliccava lo smart working per la prima volta; per i lavoratori la percentuale sale al 79%.
- Il 64,5% delle aziende ha rilevato un apprezzamento da parte dei suoi dipendenti nei confronti di questa modalità lavorativa. Tra queste, il 39% ha dichiarato di non aver riscontrato peggioramenti sulla produttività dei propri dipendenti, mentre il 25% solo parzialmente
- Il 44% delle aziende ha dovuto affrontare problemi organizzativi, il 42% problemi relazionali e il 14% difficoltà relative alla tecnologia
- Una piccola percentuale (7%) ha dichiarato di aver diminuito la propria produttività, principalmente per problemi di gestione della famiglia
In sintesi, lo smart working può apportare grande benefici sia per i lavoratori che per le aziende. Se ben strutturato, migliora la qualità della vita dei lavoratori ed influisce positivamente sulla produttiva, oltre ad un abbassamento dei costi da sostenere sia per l’azienda che per il lavoratore. Che lo smart working sia il lavoro del futuro?
Articolo a cura di Marta

